Asdivine Hearts ~ Il cuore delle divinità

Asdivine Hearts

PiattaformE: Playstation Vita (versione usata), Wii U, Nintendo Switch, iOS, Android, PC
Software House: Kemco
Publisher: Kemco
Lingua: inglese (testi)
Release: 2014
Note: Titolo nativo mobile, convertito poi per varie console, e pubblicato in versione fisica tramite Limited Run Games.

 

Sembra anacronistico definire un RPG a visuale isometrica e con uno stile grafico da era 16 bit moderno, eppure, nel ventunesimo secolo è ancora possibile ciò. Con l’avvento degli smartphone, è stato possibile per molti sviluppatori indipendenti portare avanti le proprie idee, anche se con meno mezzi degli altri. E in questo modo, seguendo l’onda della nostalgia, sono nati molti titoli indie, tra cui Asdivine Hearts, parto della software house veterana Kemco, creatrice di grandi classici come Track & Field, North & South e Spy VS Spy. Ma nel 2014 un gioco del genere ha ancora qualcosa da dire, specialmente agli appassionati dei j-RPG che sono cresciuti coi classici Final Fantasy? Sorprendentemente sì, e vi spiego perché io pensi ciò.

SCONTRO TRA DIVINITÀ

Il gioco narra la storia di Zack e Stella, due giovani orfani che per caso incontrano lo spirito della divinità della luce, Lumière, che non è il candeliere de La Bella e la Bestia. Questo dio non si mostra molto intelligente, infatti per sbaglio, anziché di uno dei due ragazzi, s’impossessa del loro gatto selvatico, ed essendo limitato da questa nuova forma decide di trascinarli nella missione per la quale è sceso sulla Terra. Il suo scopo è salvare il mondo di Asdivine dalle grinfie dell’araldo dell’oscurità, Noct, che vuole essere riconosciuto come unica entità venerabile in questo universo.

Questa divinità della luce non sembra molto raffinata

In poche parole, la trama pare non abbia nulla da dire, anzi, si pone come un’avventura stereotipata: l’eroe che trova qualcuno in cerca d’aiuto, il viaggio per salvare il mondo, la scoperta di nuovi compagni di viaggio, e così via, così discorrendo. Ma! Il colpo di scena sta proprio dietro l’angolo.

SO 16 BIT…

Il solo avvio del gioco, per struttura narrativa, per gameplay, per overworld, per sistema di equipaggiamenti, in poche parole per quasi tutto, mostra Asdivine Hearts come un classico titolo Square dell’era d’oro, facendo riferimento in particolare ai primi Final Fantasy. Per tutti i nostalgici sarà un colpo al cuore assicurato.
Le musiche rievocano quelle melodie che erano tipiche dei j-RPG del caro vecchio Super Nintendo, quei bei tempi che gli sviluppatori stessi rincorrono, anelando a quello che da molti anni è considerato l’archetipo del gioco di ruolo giapponese. E la visuale isometrica dall’alto, i personaggi in versione chibi, e una palette di colori molto anni 90 rende ancora più evidente la scelta stilistica di Kemco che sceglie come target, senza troppi giri di parole, i vecchi videogiocatori che vogliono vivere ancora delle belle storie, prescindendo da una grafica che però, tutto sommato, è di un ottimo livello. Ogni elemento della mappa, che sia negli ambienti cittadini o nel mondo esterno, è ben curato, ricco, e i personaggi si amalgamano bene con l’ambiente retrò.
Lo stesso non si può dire dei dungeon, nei quali sono molto più evidenti i mezzi limitati per la creazione del gioco. Infatti questi possiedono pochi template, e vengono riciclati senza vergogna diverse volte, cambiando solo la locazione degli scrigni e i nemici presenti.

Con una mappa così, non si può che pensare ai classici 16 bit

… BUT YET SO MODERN!

In tutto questo vento nostalgico c’è un ma, che vi avevo già preannunciato. Asdivine Hearts, per quanto sia studiato come un’app per cellulare, non si limita ad imitare un classico dell’era 16 bit, come evidenziato finora, ma si apre a diverse modernità che lo contraddistinguono come innovativo ed interessante per varie scelte implementate. So di non aver detto ancora nulla riguardo il gioco vero e proprio, ma era proprio questo il mio scopo: porre una premessa che potesse esaltare la particolarità di questo titolo.

I personaggi, per prima cosa, non vengono integrati poco per volta come succede nella maggior parte degli RPG anzi vengono inseriti quasi immediatamente nel party, più o meno seguendo la falsariga di Final Fantasy XII, dove conosciamo quasi subito tutti i protagonisti utilizzabili, e tali resteranno fino alla fine. In poco tempo facciamo la conoscenza approfondita di Zack e Stella, orfani cresciuti assieme e compagni di squadra nelle loro avventure, Felix, che altri non è che lo spirito della divinità della luce intrappolato nel corpo di un gatto selvatico, Uriel, ragazza misteriosa che si unisce al party per un debito poco definito nei confronti di Zack, e Celine, sacerdotessa reale del regno di Asdivine. Grazie all’ampio spazio narrativo che si può sfruttare presentando tutta la compagnia dall’inizio, la figura di ogni personaggio viene approfondita, ognuno di essi acquisisce un suo senso all’interno della storia, non si trova mai fuori posto, né si mostra scontato nel corso dell’avventura, e ha modo di mostrare al videogiocatore il suo percorso interiore durante il suo viaggio. Mi è capitato quasi sempre, nei miei anni di esperienza, di trovare un elemento fuori contesto, non approfondito a dovere, lasciato in sordina, o inutile, per così dire. Asdivine Hearts rientra tra queste poche gradevoli eccezioni: ho adorato dal primo all’ultimo protagonista della storia, e ho trovato sinceramente divertenti alcuni intermezzi tra di loro, che, benché fossero puerili, smorzavano però la serietà della trama in evoluzione, lasciando degli attimi di respiro per poter rielaborare tutto e continuare l’avventura a cuor leggero.

Grazie per la precisazione, Stella

La storia, come già detto in precedenza, parte come tra le più scontate in assoluto nel genere, dove vengono marcati tutti gli elementi/stereotipi: il buono, il cattivo, la quest, e il percorso da intraprendere per completarla. Ma, proprio quando il corso degli eventi sembra volgersi alla sua conclusione, un cambio di carte in tavola sconvolge tutto e trasforma Asdivine Hearts, da un RPG ricco di cliché e banale, in un titolo profondo, ben congegnato, e — se posso permettermi di utilizzare un aggettivo più inusuale — un trip. Mi sento di enfatizzare questo aspetto del gioco perché la forma con cui viene presentata questa evoluzione ricorda il capolavoro che è Final Fantasy IX, dove i toni fanciulleschi del primo CD vengono spazzati via per passare alla vera avventura dopo una decina di ore circa. Asdivine Hearts, anche se con azzardo, sceglie questa struttura narrativa per tenere incollate allo schermo persone come me, che apprezzano ciò che si sa trasformare e si sa distinguere.

Il gameplay è la parte meno avant-garde di tutto il pacchetto, e resta molto fedele allo stile classico dei primi J-RPG. Ogni personaggio ha a disposizione tre barre: HP (hit points), MP (magic points), e SP, ossia gli skill points, necessari per eseguire le proprie abilità. I combattimenti, che avvengono casualmente durante l’esplorazione come da canone, si svolgono in due griglie: una 2×3 dove sono localizzati i nemici, e una 3×3 per gli alleati. Le tre colonne rappresentano il fronte diviso prima linea, centro, e retroguardia, come da gergo militare. Ogni schieramento comporta dei pro e dei contro, e i personaggi inizialmente possono essere disposti liberamente in base alle proprie scelte strategiche, in seguito poi si possono scegliere delle formazioni particolari, che permettono all’intero party di usufruire di alcuni vantaggi aggiuntivi. La gamma di attacchi, salvo qualche nome colorito e qualche tecnica bizzarra, è molto classica nel mondo dei giochi di ruolo.

La schermata di combattimento

Lo sforzo di personalizzazione viene focalizzato nell’equipaggiamento del character specifico, che oltre alla spada e all’armatura possiede un rubix. Il rubix è una griglia nella quale si possono incastonare delle gemme (se avete giocato a Diablo 2 vi verrà subito in mente il concetto) con le quali potete incrementare le statistiche e avere accesso alle magie, che man mano che combattete salgono di rango, acquisendo esperienza con voi.

Il sistema a gioielli

In Asdivine Hearts inoltre, come da canone, avete a disposizione la mossa finale. Questa viene eseguita da un solo personaggio a scelta quando la barra della fiducia, condivisa per tutto il team, viene riempita al massimo. Ciò può parere limitante, detto così, ma ogni mossa è molto potente, tanto da poter capovolgere le sorti della battaglia in alcuni casi estremi.
L’indicatore si riempie man mano che vengono sconfitti i nemici, e ogni volta che un combattente, alleato e nemico, accede a quello che viene chiamato limit break. In cosa consiste? Non siamo sullo stesso piano di Final Fantasy VII, è un meccanismo diverso. Se siete abbastanza fortunati, quando un personaggio esegue una magia o un’abilità, c’è la probabilità che possa eseguire nello stesso turno altre abilità, a scelta del giocatore, e senza limiti di MP o skill points. Se siete abbastanza (S)fortunati, anche il nemico può farvi lo stesso torto, quindi siate vigili. Credo che ciò basti come dilungamento estremo sulle caratteristiche del gioco.

Quanto a longevità, Asdivine Hearts propone una trentina di ore di gioco base, diverse missioni secondarie, un’arena in cui misurare le proprie abilità, e ben 10 finali!! I finali vengono stabiliti in base a una variabile molto da visual novel che viene specificata praticamente subito: il grado di fiducia che gli altri membri del team ripongono in Zack. Ormai comune a diversi giochi di ruolo odierni soprattutto di marchio NIS, la possibilità di socializzare, influire sul dialogo con delle scelte, e migliorare il proprio rapporto con i propri compagni viene offerta anche qui, ma solo durante dei momenti di tempo libero. Per chi avesse giocato Stella Glow, e i titoli della serie Persona, questo meccanismo dovrebbe essere già molto familiare. Per fortuna non siete costretti a fare mille run per scoprire gli epiloghi, ma vi è consentito tramite dei piccoli escamotage in game di trovarli tutti senza dover perdere troppo tempo. Anche perché, dato che il sistema di socializzazione è fatto coi piedi, non sarebbe stato proprio il caso di allungare il brodo più del dovuto. So che esiste YouTube per vedere tutto ciò che non si è ottenuto, come alternativa, ma riuscire a sbloccare tutti con le proprie mani ha tutto un altro sapore, no?

TECNICAMENTE PARLANDO…

Asdivine Hearts non eccelle per qualcosa in particolare. La musica si amalgama bene con lo stile del gioco, e si mostra piacevole, ma mai nulla di più. Non sorprende, non emoziona, non incita particolarmente, ma accompagna. Per un nuovo arrivato, può essere un bellissimo ascolto, per un giocatore navigato qualcosa di sentito e risentito nelle nostre esperienze passate. Graficamente si pone di principio con uno stile più semplice, che ricalca molto l’epoca 16 bit. Gradevole, ma mai oltre le righe. Particolareggiato, ma non troppo. Le ambientazioni diventano presto noiose dato che si ripetono spesso, ma non ci si può lamentare troppo di ciò, dopotutto su un cellulare le possibilità sono quelle che sono, e si vede di molto peggio su certi RPG. Ma la noia arriva in fretta, specialmente se avete buona memoria. Noterete rapidatemente la ripetizione dei pattern, e perfino la ripetizione dei modelli dei nemici, se siete attenti. Come difficoltà il gioco consente di scegliere tra diversi livelli, che si mostrano fedeli alla loro definizione, e pertanto accettabile sia per i neofiti sia per i videogiocatori più esperti. Io onestamente ho giocato alla modalità Hard da subito, e ciò mi ha costretto a un bel po’ di grinding, ma se giocate a modalità normale non vi sarà richiesta tutta questa fatica, ve lo posso assicurare.

 

Conclusione

Asdivine Hearts è un titolo a cui inizialmente non avrei dato molte possibilità, perché si è mostrato inizialmente banale e stereotipato, però dopo le prime 5 ore di gioco ha saputo davvero coinvolgermi, e lasciarmi sempre più soddisfatto. Alla fine, dopo le mie 40 ore di gioco, posso dire di aver speso davvero benissimo questo tempo. Nonostante i miei anni alle spalle mi sono trovato tra le mani un signor gioco, che è riuscito a lasciarmi qualcosa dentro, oltre alla voglia di rigiocarlo e sbloccare tutti i segreti, che non è poco. Ve lo consiglio caldamente, che sia su cellulare che su PS Vita, o ovunque vogliate, prendetelo. Se amate i giochi di ruolo giapponesi, specialmente quelli anni 90, non ve ne pentirete assolutamente.

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