Final Fantasy: The Spirits Within ~ Gli spiriti della Terra

Ogni fan della saga Final Fantasy avrà sentito parlare della fantomatica pellicola Final Fantasy: The Spirits Within, la prima realizzata interamente in CG (Computer Grafica). Il film è stato ideato e girato da Hironobu Sakaguchi in persona, prodotto da Square Pictures, e distribuito dalla Columbia Pictures l’11 luglio del 2001. Questo progetto avrebbe dovuto essere un trampolino di lancio per la svolta nell’industria cinematografica dell’allora Squaresoft, che investì ben 137 milioni di dollari in questo progetto. Questa spesa folle fu tale da inserire l’azienda nel Guinnes dei primati per il film tratto da un videogioco più costoso di sempre. Invece non solo si rivelò un flop su tutta la linea, con una perdita di circa 50 milioni, ma fu inoltre una spada di Damocle per Sakaguchi stesso, che si dimise dalla carica di vicepresidente Squaresoft in seguito. Che sia stato un flop, o un top, oggi scrivo questo approfondimento per riesumare dagli scheletri di Square questo lavoro, per cui il mondo non era ancora pronto.

GLI SPIRITI DELLA TERRA

Final Fantasy: The Spirits Within è ambientato, a differenza di tutti gli altri titoli della saga, sul nostro pianeta, nel 2065. La Terra è sull’orlo dell’estinzione, a causa di una meteora che scombussolò il clima globale, causando cataclismi di ogni genere. E come se non bastasse, da questa ne sono fuoriusciti degli esseri incorporei aggressivi, detti Phantoms, capaci di distruggere lo spirito di una persona. L’umanità era sopravvissuta a tutto ciò per miracolo, isolandosi in piccoli centri protetti da una barriera di energia che gli alieni non possono superare. L’esercitò ha provato a contrattaccare con bombe atomiche ed altri armamenti, ma per ogni Phantom distrutto ne nasceva subito un altro, rendendoli di fatto degli avversari apparentemente invincibili.

La dottoressa Aki Ross, protagonista di questa storia, sta cercando insieme al professore Sid di costruire un’arma definitiva per salvare l’umanità e liberarla per sempre dalla minaccia extraterrestre. L’unica soluzione, secondo la loro teoria, risiede in otto spiriti che, combinati, possono creare un’onda di energia opposta a quella aliena per annullarla. Ad aiutarla nella sua missione non vi è nessuno: solo la squadra speciale Deep Eyes, capitanata dalla sua fiamma Gray Edwards, decide di offrirle un supporto, così da permetterle di completare la sua ricerca.

Aki Ross, Sid, e Gray Edwards

FINAL FANTASY?

Questo film al tempo spaccò in due i fans, delusi dal fatto che questo non fosse di fatto un Final Fantasy, e pertanto non meritasse di fare parte della saga, ma allo stesso tempo sorpresi da una CG d’avanguardia. Sakaguchi non si è mai definito dispiaciuto di questo progetto, anzi, come dichiarato da lui stesso nel Making of, questo lavoro è stato qualcosa di molto personale per lui. La protagonista stessa, Aki, deve il nome alla madre di Hironobu, morta in un incidente anni prima, e sempre viva nei suoi pensieri. Per dare una risposta a questo suo dolore, tutta la metafisica interpellata all’interno della storia per questo fa riferimento alla Teoria di Gaia, secondo la quale siamo tutti spiriti che contribuiscono in modo attivo al benessere della Terra, ed alla nostra morte ritorniamo in essa. Come spiega Sakaguchi stesso, questo è per dare un significato più profondo al concetto di vita e morte, cosa che rafforza anche decidendo di ambientare The Spirits Within sulla Terra, il nostro pianeta. Saranno Aki Ross e Sid durante tutto il corso della loro missione, in controtendenza con tutta l’umanità, a sostenere e diffondere questa ipotesi in base a prove scientifiche ,rischiando la loro stessa esistenza pur di dimostrarne la veridicità. Questa storia, esclusi i riferimenti scientifici, vi ricorda qualcosa, giocatori di Final Fantasy X?

Ad ogni modo, si può discutere per ore sul fatto che questo lavoro sia degno di essere associato alla nota saga videoludica o meno. Io mi limito, per questa volta, ad offrirvi dei punti a favore, o sfavore, di questo argomento, così da trarne obbiettivamente le vostre conclusioni.

Pro Final Fantasy

  • La struttura base della storia: ogni trama all’interno della serie si può riassumere in poche parole, più o meno. Dei personaggi, che siano comuni mortali o guerrieri addestrati, devono salvare il mondo da una presenza malvagia, e spesso ve ne sono una esposta e una “dietro le quinte”. Per compiere la loro missione devono ritrovare degli oggetti fondamentali, e/o devono prima superare dei nemici. La presenza malvagia c’è, e si ritrova nei Phantoms. L’operatore dietro le quinte c’è, ma non ve lo spoilero. Gli oggetti fondamentali non sono i cristalli, ma sono gli spiriti. Per cui gli elementi base ci sono tutti.
  • Il tema fantastico: The Spirits Within non è ambientato nel solito pianeta immaginario, questo è vero, ma allo stesso tempo l’idea stessa dei mostri che risucchiano l’anima, e la sua trasmigrazione, non vi ricorda qualcosa? Se qualcuno ha risposto Final Fantasy X, beh, come disse Jim Carrey in Una Settimana da Dio:”Bingo! Yahtzee!“. Avete indovinato! A grandi linee, se paragonaste l’approccio verso la morte di entrambe le opere, trovereste delle similitudini che lo accostano alla serie più di quanto non sembri.
  • CG pioniera: Sapete che Aki Ross fu progettata per essere la prima attrice virtuale esistente? Addirittura, nella copertina di Maxim che vi allego qui sotto, lei fece un’apparizione tra le 100 attrici più sexy del 2001, proprio per far parlare di sé come un personaggio reale e non solo come parto della tecnologia. Square cercò di portare avanti un progetto con la CG che, a leggerlo ora nel 2018 ci fa sorridere perché naturalmente abbiamo già avuto lo spettacolare Avatar di James Cameron. Ma al tempo questa era una cosa avveniristica. Aki, proprio nel 2009, fu rivalutata molto positivamente, proprio grazie all’uscita nei grandi cinema di Avatar: quel lavoro vecchio di otto anni fu considerato molto attuale, purtroppo affossato dal flop del film stesso. Squaresoft si contraddistinse ai tempi per l’avanzatissima CG di cui fece ampiamente utilizzo, per cui, perché non considerare anche questo un frutto del genio ingegneristico della casa?
Aki Ross nella copertina di Maxim
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Contro Final Fantasy

  • La colonna sonora: Elliot Goldenthal fu il compositore della soundtrack di Final Fantasy: The Spirits Within, proprio quando Nobuo Uematsu era al top della sua notorietà con i suoi brani fantastici, che ancora oggi fanno sognare i fan della serie. Perché questa scelta? Forse era troppo impegnato con i progetti videoludici in corso? Chi lo sa. Ad ogni modo, questa è una delle cose che fece più storcere il naso a chi sperava di sentire le musiche del noto compositore su questo film. Tutto ciò senza condannare Goldenthal, che fece un lavoro magistrale, senza far sentire troppo la mancanza di Uematsu.
  • La fantascienza: Final Fantasy è una serie che, come suggerisce il titolo stesso, viaggia con la fantasia. In particolare con il settimo e l’ottavo capitolo, Squaresoft ci delizia con dei concept distopici che rispettivamente ci presentano un luogo dove una corporazione senza scrupoli sfrutta il pianeta senza pietà e un altro dove gli eserciti vengono costruiti con una filosofia che lontanamente ricorda Battle Royale, plasmando i giovani in modo tale che possano padroneggiare l’arte della guerra. Ma allo stesso tempo le tecnologie belliche a disposizione rimangono sempre anacronistiche, tra spade e magie, per non discostarsi troppo dagli altri capitoli come gameplay e struttura basica. In questo film invece Sakaguchi osa, e presenta un’ambientazione futuristica che possiamo ricollegare all’Alfa del cinema sci-fi, Metropolis, e dispositivi che finalmente appartengono alla loro epoca, come le armi laser, trascurando totalmente elementi classici come gli incantesimi. Col senno di poi, possiamo affermare con certezza che Square-Enix non abbia mai più tentato questo salto, anzi, è tornata sui suoi stessi passi limitando la fantascienza allo stretto indispensabile. Vi basti pensare a Final Fantasy XIII-2, ambientato nel futuro, dove apparecchiature incredibilmente sofisticate convivono con incanti medievali e armi da taglio in dotazione ai soldati.
  • La fragilità della struttura narrativa: se c’è una cosa su cui critica e pubblico convengono tutt’ora è che The Spirits Within abbia dei personaggi tutto fuorché memorabili, dato che tutta l’attenzione si concentra solo su Aki Ross — e un pochino, ma giusto un pelo, sul generale terrestre Hein — e una trama che fa acqua, proponendo una struttura di convenienza che risulta poco credibile. Per mettere in luce questo fatto, vi propongo in seguito una comparazione con un film uscito qualche anno prima nel quale ho riscontrato diverse similitudini: Il Quinto Elemento, di Luc Besson.

ELEMENTI CONTRO SPIRITI

Il Quinto Elemento è un film di fantascienza uscito nel 1997. Nel 2263 la Terra è minacciata dal Male Supremo, una forma di energia oscura che si manifesta ogni cinquemila anni, questa volta sotto forma di una palla infuocata che distrugge qualunque cosa le si avvicini. I terrestri erano già pronti a quest’eventualità, da migliaia di anni un ordine segreto custodisce un santuario alieno in Egitto, dove si trova un’arma attivabile solo con cinque artefatti detti Elementi. Sfortunatamente i rappresentanti della razza creatrice del santuario, che avrebbe dovuto portare gli Elementi sulla Terra , vengono abbattuti da dei mercenari. Per recuperarli viene incaricato Korben (Bruce Willis), un ex soldato che fa il tassista per riempire le sue giornate. Ad accompagnarlo nella sua missione ci sarà Leeloo (una giovanissima Milla Jovovich), un’umanoide che si scoprirà essere il Quinto Elemento.

Locandina de Il Quinto Elemento

Cosa accomuna questo film a Final Fantasy: The Spirits Within? L’elemento più evidente è il binario sul quale si evolve la trama: la ricerca di un oggetto. Cinque elementi, otto spiriti: in entrambi i casi sono degli oggetti preziosi a muovere i protagonisti verso il compimento della loro avventura. E subito evidenzio due falle non indifferenti nella struttura di The Spirits Within. Falla numero uno: la locazione degli artefatti. Aki sottolinea da subito un fatto, gli spiriti che servono a Sid per dimostrare la sua teoria si possono trovare letteralmente ovunque, infatti dice chiaramente che uno di questi è stato trovato in Russia, decisamente a svariati chilometri da New York. Ma perché i tre spiriti restanti nel film si trovano casualmente negli Stati Uniti, rendendo di fatto molto più facile la loro ricerca? Se si vogliono utilizzare certi escamotage per facilitare la stesura della storia, bisogna fornire un background solido anche a questi. Nel fare ciò, Il Quinto Elemento si difende molto meglio: localizza i quattro elementi mancanti nello stesso identico luogo, ma dando una spiegazione molto valida, che non vi spoilero, la quale fornisce anche un ottimo binario per la storia in sé. Falla numero due: le contraddizioni. Gli otto spiriti, come afferma Aki stessa, dovrebbero essere esseri viventi. Peccato che quest’affermazione venga contraddetta durante il film stesso. Perché? Nessuno lo sa, non viene data una spiegazione valida. Eppure è un errore molto grossolano, che non ho potuto non notare.

Un’altra falla molto grave che discosta The Spirits Within dalla celebre saga è, come ho preannunciato, il fatto che i personaggi siano facilmente dimenticabili. Quasi tutti i soldati, ad eccezione di Edwards, sono trattati al pari di comparse, benché ci siano più occasioni per dargli uno spessore più che meritato. E non sono elementi casuali della storia, anzi, sono loro compagni di viaggio lungo per quasi tutta la durata del film, che non è poco. Tutto questo viene fatto naturalmente per dare più spazio alla storia d’amore, palese perfino dalla descrizione del film, tra Aki e Gray. E se vogliamo spezzare una lancia a favore di The Spirits Within, il lato romantico risulta più presente e più realistico de Il Quinto Elemento grazie a questo sacrificio. Però quest’ultimo in tutta risposta non solo ci lascia una vasta gamma di sentimenti, ma riserva anche più spessore perfino per lo strampalato DJ interpretato da Chris Tucker, che per circa mezz’ora sarà la spalla ridicola di Korben. Stiamo parlando in entrambi i casi di ruoli secondari, questo è vero, ma la differenza tra i trattamenti riservati non è poca, e si fa sentire. Inoltre, se vogliamo essere pignoli, non si può giustificare una simile carenza nella trasposizione cinematografica di una saga come Final Fantasy, nella quale i co-protagonisti sono sempre ben caratterizzati. Con due ore a disposizione si poteva fare molto di più, e capisaldi della fantascienza come Blade Runner lo dimostrano.

L’ultimo elemento che voglio portarvi alla luce è la follia del cattivo, completamente senza senso. Anche in questo i due film si assomigliano. Da una parte, nella pellicola di Besson, abbiamo due malvagi: un essere informe, il Male Supremo, e un altro che ne aiuta la sua avanzata, il venditore di armi Zorg. Dall’altra parte, allo stesso modo, vi sono i Phantoms e un uomo nascosto, che dietro le quinte li aiuta a rafforzarsi. Non dico il nome di proposito perché non voglio farvi spoiler, pertanto lo chiameremo X, e vi faccio notare una differenza nei modus operandi dei due personaggi. Zorg, in qualità di venditore di armi, è un uomo con una morale inesistente, fintanto che riesce a vendere più armi e riceve un compenso in denaro è felice. Ed è appunto il denaro a spingerlo verso la causa del Male Supremo, fornendo un movente valido sin dal principio del film. X invece, d’altro canto, non ha una ragione valida per supportare i Phantoms. Il film prova a darvela, in diverse scene, ma alla fine dei conti il tutto scade in una pazzia insensata, che non trova fondamento, anche alla base del tipo di personalità.

Detto ciò, so di avervi detto implicitamente “Guardate Il Quinto Elemento, e non Final Fantasy: The Spirits Within“, ma restate con me per qualche istante, perché c’è ancora qualche sorpresa per voi.

L’ADATTAMENTO LETTERARIO

Da questa pellicola, purtroppo, è stato realizzato anche un libro. Perché purtroppo? Al di là di tutto gli elementi che vi ho già esposto, che di certo non spariranno magicamente, vi sono dei fattori che mi hanno fatto pensare che questo romanzo sia uno dei peggiori che io abbia mai letto.

Pubblicato da Sperling Ragazzi, in 180 pagine viene riassunta la storia principale di Final Fantasy: The Spirits Within. Poche, vero? Scritte con caratteri mastodontici, queste sono a malapena sufficienti per riassumere all’osso la trama principale, mandando all’aria anche quel poco di profondità che ci sarebbe potuta essere, lasciando spazio solo per Aki. E nonostante ciò, ci sono altre due pecche molto gravi. In un libro per ragazzi, vi aspettereste di leggere qualcosa alla Harry Potter, no? Il film dopotutto è fruibile anche da giovani adolescenti.  Ma ecco che magicamente compaiono riferimenti a “corpi maciullati e arti mozzati” (cito testualmente), che mi aspetterei in una graphic novel di Saw, non certo nella narrativa per ragazzi. Come fanno i sogni di Aki ad essere più cruenti di come vengono descritti nel film? Mistero. Inoltre, mentre almeno sul comparto emotivo tutti i personaggi si mostrano di per sé coerenti, e tutto sommato espressivi, scordatevi tutto ciò nel libro. Magicamente leggerete di sorrisi senza senso, risate dove ci dovrebbe essere rabbia, e ira dove ci dovrebbe essere gioia. Non state leggendo la biografia di Tidus, questa purtroppo, in poche parole, è la trasposizione letteraria di un film di per sé mediocre, che riesce a fare infinitamente più schifo di questo.

SALVATE IL COMPARTO TECNICO

Non voglio però distruggere in toto il lavoro di Sakaguchi, inventore di alcune delle storie migliori che il mondo videoludico abbia mai conosciuto. Per apprezzare davvero la spettacolarità della Computer Grafica, tanto avveniristica da essere rivalutata con l’avvento di Avatar, vi invito a guardare su Internet i trailer di due film che sfruttano la stessa tecnologia usciti in anni successivi: Galerians: Rion, e Resident Evil Degeneration. Vi basterà poco per capire che quei milioni di dollari usati in effetti speciali in effetti si fanno vedere, in tutto il loro portento. Tutto questo, tuttavia, non ha salvato dal naufragio l’attrice Aki Ross, che si è dovuta accontentare di una comparsata su Animatrix. Il che è un peccato, perché se guardate allo stato attuale del mondo del cinema, siamo sommersi di CG. Magari Aki sarebbe ovunque, in questo momento, ma i tempi non erano ancora maturi nel 2001, e sappiamo tutti come sia andata.

Questa scena sarà per sempre mozzafiato graficamente

 

In conclusione, guardare Final Fantasy: The Spirits Within è come guardare una torta di pannolini. Da vedere può essere anche spettacolare, ed essere uno spunto artistico a prescindere dal suo materiale, ma resta comunque un cibo non commestibile. E una torta che non si può mangiare ha davvero poco da dire, no? Così è questo film, al di là della grafica spettacolare, è una perdita di due ore della vostra vita. Non vi sconsiglio del tutto la visione, potrebbe piacere a qualcuno di voi, ma è difficile che riesca a dire qualcosa. E se avete visto film come Blade Runner o Il Quinto Elemento, lasciate direttamente ogni speranza, e cestinatelo. Se proprio ci tenete, è stato rimasterizzato di recente, e potete acquistarlo qui!

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Redattore

Di giorno programmatore, di notte videogiocatore. Se c’è una cosa che adora, al di lá della chitarra, della programmazione, e di tutto ciò che riguarda la fantascienza, sono proprio i j-RPG. Non può vivere senza Panzer Dragoon Saga (da cui deriva il nick), Shadow Hearts, Final Fantasy X, e Digital Devil Saga.

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