Sinner: Sacrifice for Redemption ~ Lungo è il cammino per la redenzione

Sinner: Sacrifice for redemption

Piattaforma: Playstation 4
Software House: Darkstar games
Publisher: Another indie
Lingua: Inglese, giapponese (Testi e audio)
Release: 18 ottobre 2018
Note: Si ringrazia Another indie per averci concesso la possibilità di giocare il titolo in anteprima

 

Come forse molti di voi sapranno,  adoro il genere action RPG. Bloodborne è uno dei miei giochi preferiti di sempre, e non nego che rimango sempre incuriosito ogni volta che viene annunciato un nuovo titolo di questo tipo. Proprio per questo, mi sono interessato all’annuncio di Sinner: Sacrifice for Redemption, action RPG boss rush sviluppato dallo studio cinese Darkstar Games e pubblicato da Another Indie, soprattutto per quanto riguarda una meccanica particolare che è legata proprio ai temi del gioco: sacrificio e redenzione.

La via dell’espiazione

La storia di Sinner inizia su una spiaggia desolata e oscura, dove una misteriosa figura si risveglia completamente priva di ricordi. È il Peccatore, proveniente dal caduto Regno di Cavanis, che, pur non ricordando niente, sente una forza dentro di sé che lo spinge ad intraprendere un cammino di redenzione per dei crimini che ha commesso. Per raggiungere il suo obiettivo, il Peccatore deve affrontare sette mostri demoniaci, ognuno dei quali rappresenta uno dei sette peccati capitali. Una volta sconfitti questi demoni, si ritroverà a dover affrontare un ultimo nemico, che racchiude il segreto del suo passato e su quale sia il suo compito.
La trama di Sinner non viene raccontata con una narrazione logica e coesa. Ogni volta che si sta per combattere contro un boss, si assiste a dei brevi filmati, delle scene che però sono scollegate tra di loro, in quanto nessuna di queste riesce a fornire informazioni su chi sia veramente il Peccatore, ma dà piuttosto una sorta di origine al demone che si sta per affrontare e da cosa sia nato il peccato che rappresenta. Solo il filmato dedicato allo scontro finale ci svela finalmente il nome e la vera missione del protagonista, ma anche questo, come tutti gli altri, dure qualche decina di secondi, e le nozioni date al giocatore sono davvero poche. Anche se si tratta di un titolo incentrato sulle battaglie contro i boss dove la trama non è un aspetto principale, la storia di Sinner: Sacrifice for Redemption risulta quindi piuttosto confusa e frammentata, e non rimane certo impressa nella mente del giocatore. Tutto questo è penalizzato anche dalla longevità. Anche se si tratta di un gioco con focus sugli scontri con i boss, ho impiegato 6 ore scarse a completarlo e ottenere addirittura il 66% dei trofei. Va detto che una volta completato si ottiene una nuova arma e si ha accesso alla modalità sfida, che consiste nell’affrontare tutti i sette boss in un’unica battaglia, ma questo non riesce comunque a dare molto valore alla rigiocabilità del titolo.

Un livellamento inverso

Sinner è un gioco costruito sullo scontro con i boss, ed è proprio in questo campo che le cose si fanno decisamente più interessanti. A livello di meccaniche, il titolo è un classico action RPG, con barra di vita e stamina, un inventario contenente vari oggetti e pozioni curative e ovviamente l’equipaggiamento principale. Da un certo punto di vista,  è anche molto semplicistico, in quanto le armi e lo scudo con cui si inizia l’avventura non verranno mai cambiate. Come accennato a inizio diario, il tema principale è il sacrificio, compiuto con lo scopo di espiare i propri peccati. Questa tematica si riflette anche sul gameplay: infatti, per poter ingaggiare lo scontro contro un demone, saremo letteralmente costretti a sacrificare una nostra statistica o addirittura oggetti del nostro inventario. Può capitare quindi di dover affrontare un boss con i livelli massimi di salute e stamina ridotti o con pozioni curative che restituiscono molta meno vita rispetto al normale.

Per i boss è stato quindi svolto un lavoro davvero niente male. Ogni battaglia è ben strutturata, con nemici che dispongono di un vasto moveset, i quali subiscono vari cambiamenti man mano che il nemico perde vita. Inoltre, le penalità che si ricevono per poter accedere all’area della lotta riescono a rendere il tutto sì più impegnativo, ma anche entusiasmante. Prese singolarmente, le boss fight sono senza ombra di dubbio l’elemento meglio realizzato in tutto Sinner.

Guardi, in caso ripasso, non ci son problemi.

Purtroppo, nemmeno l’aspetto principale del Sinner è privo di difetti, ed è proprio per questo che poco fa ho detto “prese singolarmente”. Le statistiche sacrificate per poter accedere ad un’arena non possono essere recuperate, nemmeno in caso di vittoria e di espiazione del peccato. Questo significa che per poter arrivare al boss finale, bisogna affrontare tutti i demoni collegati ai sette peccati capitali accumulando ogni volta una nuova penalità. Si arriva quindi alla fine del gioco con un personaggio troppo svantaggiato, con attacco e difesa ridotti, inventario dimezzato e che in caso di esaurimento della stamina rimane immobile e indifeso per addirittura cinque secondi. Va detto che ogni volta che si esce vittoriosi da uno scontro si riceve un piccolo incremento di salute massima, che però non si mostra particolarmente utile al fronte degli svantaggi elencati qui sopra.
La meccanica del sacrificio in sé è dunque molto interessante, ma, una volta arrivati alla fine, gli scontri si trasformano da divertenti a frustranti in poco tempo.

Un misto tra gotico e horror

La tematica principale di Sinner va ad intaccare anche l’aspetto tecnico del gioco, con risultati piuttosto piacevoli. Lo stile grafico rispecchia perfettamente il tono principale del titolo, con arene poco illuminate o realizzate principalmente tramite l’utilizzo di colori freddi, come ad esempio uno sconfinato ghiacciaio o una tetra palude. Stessa cosa vale per il Peccatore, caratterizzato da colori prevalentemente scuri, eccezion fatta per gli occhi, che sono bianchi e senza pupille. È uno stile grafico che riesce quindi a collegarsi molto bene con i temi della trama principale, ma senza diventare  troppo pesante e stancante per gli occhi.

Secondo me ha fame

Dal punto di vista sonoro, non è che ci sia molto da dire, anche se il lavoro svolto risulta comunque discreto. Gli unici brani che si possono ascoltare sono quelli delle boss fight, realizzati anche questi seguendo la tematica principale. Durante lo scontro con il peccato dell’accidia, per esempio, la canzone in sottofondo ha un ritmo molto più lento ed è suonata con molti meno strumenti rispetto alla battaglia contro la superbia, accompagnata da un pezzo ritmicamente molto più veloce.

I filmati di storia sono realizzati con solo due colori, grazie ad un buon bilanciamento di bianco e nero e degli ottimi disegni sono piuttosto gradevoli da vedere.

Conclusione

Non saprei dirvi con certezza se Sinner: Sacrifice for Redemption mi sia piaciuto o meno. La meccanica del rinunciare alle proprie statistiche per accedere ad una boss fight è molto interessante, ma in questo caso viene usata anche troppo, e gli scontri possono diventare presto troppo difficili.
Se siete fan del genere, potete provare a dargli una chance, perché, come accennato prima, i boss sono ben studiati e la meccanica principale ha tanto potenziale.

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Founder & Admin

Ragazzo di 26 anni, di cui 21 passati sui videogiochi. Ho iniziato la mia carriera videoludica con Nintendo e Super Mario, ma crescendo mi sono spostato su altre piattaforme, dove ho scoperto serie come Persona, Metal Gear e Trails, che sono tutt’ora le mie serie preferite. Il mio primissimo RPG è stato Secret of Mana!

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