Pick a Quest

Atelier Escha&Logy ~ Un cielo di sogni e alchimia

Atelier Escha&Logy Plus: Alchemists of the Dusk Sky

Piattaforma: PlayStation Vita
Software House: Gust
Publisher: Koei Tecmo Europe
Lingua: inglese (testi); inglese, giapponese (audio)
Release: 20 gennaio 2016
Note: Pubblicato anche su PlayStation 3 il 7 marzo 2014 con il titolo Atelier Escha&Logy: Alchemists of the Dusk Sky; le differenze tra le due versioni vengono trattate nell’articolo. Dal 14/01/2020 è disponibile anche su PlayStation 4, Nintendo Switch e PC con il titolo Atelier Escha&Logy DX: comprende tutti i contenuti della versione Plus qui trattata.

 

 

Atelier Escha&Logy ~ Alchemists of the Dusk Sky è il quindicesimo capitolo principale della serie Atelier e il secondo della trilogia Dusk.

Quella di Atelier è una serie molto particolare nel panorama dei JRPG: alchimia e quotidianità sono gli ingredienti principali della sua ricetta. Se ci si approccia a questi giochi con l’aspettativa di trovarsi davanti un JRPG che segue i canoni a cui siamo stati abituati sin dall’infanzia, primo tra tutti quello del party di eroi in missione per sventare qualche minaccia, si resta inevitabilmente disorientati. L’approccio, qui, è del tutto diverso: e, per capire se questa serie così sui generis può piacere, non c’è modo migliore che provarla. Per uscire dal limbo dell’indecisione del “fa al caso mio oppure no?”, qualche anno fa decisi proprio di togliermi il dubbio con il capitolo che, all’apparenza, mi ispirava di più. Non vi anticipo il responso, anche se, se frequentate il Pick a Quest, probabilmente già lo sapete.

Due alchimisti al servizio del governo

In Atelier Escha&Logy, ci troviamo a seguire le vicende di due giovani alchimisti che lavorano per il governo in un villaggio di frontiera, Colseit, all’interno del mondo già presentato in Atelier Ayesha, primo capitolo della trilogia Dusk: sebbene questo capitolo presenti una trama totalmente indipendente da quella del predecessore, consiglio di cominciare da Ayesha per poterlo apprezzare di più, poiché vengono menzionati molti personaggi del primo gioco Dusk e alcuni addirittura ricompaiono, ricoprendo ruoli di rilievo anche in questo secondo capitolo. Quindi sì, potete tranquillamente giocare ad Escha&Logy come primo Atelier — proprio come ho fatto io — ma forse ve lo godrete di più conoscendo già personaggi come Linca, Marion, Wilbell e Nio, e apprezzandone il ritorno.

Come accennato, il gioco presenta due protagonisti, e non appena iniziata la partita è possibile scegliere se vestire i panni della dolce Escha Malier, originaria di Colseit, o quelli del razionale Logix Ficsario, appena trasferitosi nel paesino da Central City. La trama rimane sostanzialmente la stessa, ma cambiano alcuni eventi secondari e qualche minima feature di gameplay, oltre che la prospettiva attraverso cui vengono narrati i fatti.

Escha o Logy? I dubbi amletici sin dal primo minuto.

La storia segue le vicende lavorative di questi due giovani alchimisti per quattro anni, a partire dal loro primo giorno di lavoro al Dipartimento di Ricerca e Sviluppo, capeggiato dalla volitiva Marion. Ogni quadrimestre, i nostri impiegati governativi avranno un compito primario da portare a termine, più una serie di compiti secondari e opzionali che, se completati, garantiranno ricompense e porteranno prestigio al Dipartimento. I compiti di solito sono abbastanza variegati, e riguardano sostanzialmente i tre ambiti principali del gioco: crafting, gathering e combattimenti. Di volta in volta, ci si troverà a dover craftare un determinato oggetto (magari con una determinata proprietà) per aiutare chi ne ha bisogno, o a dover investigare nuove zone, mettendole in sicurezza dai mostri quando necessario. Mentre si dedicheranno a questi compiti, Escha e Logy incontreranno nuovi personaggi che si uniranno o collaboreranno con la loro squadra, fino a un totale complessivo di sette personaggi giocabili nella versione PS3 (undici nella versione Plus per PSVita, di cui parleremo più avanti).
Sullo sfondo di queste vicende quotidiane, si staglia il mistero delle Unexplored Ruins, delle rovine sospese nel cielo vicino a Colseit e mai raggiunte da nessuno prima d’ora, che Escha e il cugino Awin sognano di esplorare sin da bambini — storyline, questa, che si intersecherà piano piano con quella principale.

Come nella maggior parte degli Atelier che l’hanno preceduto, in Escha&Logy le nostre attività sono regolate da un rigido calendario. Ogni quattro mesi, avremo una tabella di compiti (assignments) da portare a termine, con quello principale e obbligatorio in posizione centrale. Completare il compito principale è necessario per entrare nel periodo di tempo libero, durante il quale ci si può dedicare ai compiti secondari; a due settimane dalla fine del quadrimestre, subentrerà il report time, in cui si potrà fare rapporto definitivo sull’attività svolta nel quadrimestre e passare al successivo, guadagnando – in caso si finisca con qualche giorno di anticipo – tempo extra per il nuovo periodo.
Il tempo si consuma principalmente craftando e viaggiando (giorni), e combattendo e gatherando (ore). Sebbene questo calendario possa generare una certa ansia nel giocatore, vi assicuro che il tempo è più che sufficiente per fare tutto quello che dobbiamo e che, anzi, spesso completeremo tutti gli assignment prima della scadenza. In caso si volessero saltare giorni per progredire più rapidamente con la trama, ci si può riposare sul divano dell’atelier per quanti giorni si desidera. Se avete giocato ad altri Atelier prima di Escha&Logy e il calendario vi preoccupa, vi assicuro che è qui è decisamente meno punitivo di quanto non lo fosse nella trilogia di Arland. Il fatto che ci siano obiettivi chiari da completare entro scadenze predefinite, inoltre, rende tutto meno dispersivo di quanto non fosse in Atelier Ayesha. In poche parole: non siate spaventati dal tempo, difficilmente vi causerà problemi.

Passione crafting

A livello di gameplay, come si può ben immaginare, il crafting riveste un ruolo centrale e presenta un sistema articolato ma assai soddisfacente da padroneggiare. Innanzitutto, per craftare un oggetto avremo bisogno della corrispondente ricetta – ricette che solitamente si ottengono leggendo libri o documenti – e dovremo avere un livello di alchimia uguale o maggiore di quello dell’oggetto che vogliamo craftare.

Escha e Logy, infatti, presentano, oltre al livello di battaglia, anche un livello di alchimia, che cresce con l’esperienza ottenuta sintetizzando.

Una volta soddisfatti questi requisiti di base, si può passare alla sintesi vera e propria, che si configura come particolarmente appassionante. Al giocatore, infatti, è richiesto un contributo attivo: non ci limita a gettare nel calderone gli ingredienti richiesti e aspettare che l’oggetto si crei da sé, ma, al contrario, bisogna scegliere con cura i componenti da usare, bilanciare le proprietà elementari per attivare gli effetti richiesti e applicare con attenzione le varie abilità di crafting che i nostri protagonisti impareranno progredendo di livello. Ogni ricetta fornisce indicazioni sulla categoria di ingredienti da utilizzare, ma nella maggior parte dei casi sta a noi scegliere se utilizzarne un tipo specifico invece dell’altro, proprio perché combinazioni diverse sortiscono effetti diversi. Questo fa sì che la sintesi di oggetti possa avvenire su due livelli: ci si può limitare a fare lo stretto necessario, creando gli oggetti che servono senza ricercare particolari effetti, oppure ci si può impegnare a studiare ogni sintesi in modo da sfruttare al meglio ogni meccanica del ricco sistema di crafting e dar vita ad oggetti unici nel loro genere.
Tant’è vero che in Atelier Escha&Logy la qualità ha la meglio sulla quantità: gli oggetti utilizzabili sul campo di battaglia vengono infatti ristockati ogni qual volta si fa ritorno all’atelier, in modo che il giocatore possa focalizzarsi sul portare a termine sintesi gratificanti piuttosto che craftare sempre gli stessi oggetti per necessità a mo’ di catena di produzione industriale. Questa meccanica sostituisce quella della registrazione oggetti dei precedenti Atelier, e semplifica notevolmente la vita al giocatore, spingendolo ad apprezzare maggiormente il sistema di crafting.
Inutile dire che anche il gathering ha il suo legittimo peso nel gameplay di Escha&Logy, proprio perché la qualità degli ingredienti è fondamentale per una sintesi professionale — qualità che ci troveremo a ricercare sia attivando vari effetti sul campo, grazie ad una speciale griglia di azione, sia utilizzando oggetti di ricerca appositamente craftati prima.

Il processo di crafting richiede l’attenta partecipazione del giocatore nel bilanciare i molti fattori coinvolti.

Insomma, spiegare a parole tutte le meccaniche di questo complesso sistema di crafting non è un’impresa semplice, e non scenderò maggiormente nei dettagli: sappiate solo che io ho letteralmente adorato craftare in questo gioco, proprio perché ogni sintesi si è configurata come una sfida a sé e non come un mero esercizio meccanico. In altri giochi, il crafting non mi fa impazzire, ma nella serie Atelier costituisce il fulcro del gameplay ed è quindi strutturato in modo appassionante e profondo.
Inoltre, i due protagonisti si differenziano nel modo di craftare: Escha, quasi autodidatta, sintetizza oggetti usando il tradizionale calderone, mentre Logy, formatosi nella tecnologica Central City, crea oggetti con l’ausilio di un moderno forno. Dal punto di vista del gameplay, questa differenza si riflette negli oggetti che i due protagonisti sintetizzano: Logy si occupa di armi ed equipaggiamento, Escha di tutto il resto. A prescindere dal protagonista scelto per l’avventura, potremo utilizzarli entrambi per il crafting.

Non solo sintesi…

Lo spazio riservato finora al crafting non deve trarre in inganno: in Atelier non c’è solo la sintesi e, al contrario, la vita degli alchimisti a caccia di ingredienti rari può farsi pericolosa. Ecco quindi che entrano in scena i combattimenti!
Il battle system di Atelier Escha&Logy si configura come quello di un JRPG a turni abbastanza classico, ma con qualche innovazione in grado di donargli personalità.

Gli oggetti craftati rivestono ovviamente un certo peso: solo i due alchimisti possono usarli e spesso le sorti delle battaglie più impegnative dipendono dalla qualità degli oggetti che avremo portato con noi. Si possono sintetizzare oggetti di cura, di supporto e di attacco, ed è fondamentale preparasi bene prima di imbarcarsi in una spedizione.
L’altra  particolarità del battle system risiede in una griglia di supporto che si riempie effettuando azioni sul campo e i cui punti sono spendibili in due diversi modi. Il primo è quello di consumare mezzo punto e far sì che un personaggio faccia da scudo a un compagno bersaglio di un attacco nemico: in questo modo, i danni sono ridotti ed è impossibile venir messi KO. Consumando invece un punto quando è un nostro alleato ad attaccare, potremo proseguire l’azione di attacco con un follow-up, creando catene di attacchi devastanti che aumenteranno progressivamente la percentuale di danno inflitto: superata la soglia del 200%, diventeranno disponibili anche attacchi speciali con cui concludere la catena infliggendo parecchi danni.
Con questo sistema, potremo schierare in battaglia fino a sei personaggi, tre in prima fila e tre in seconda linea: questi ultimi sono in grado di partecipare soltanto alle azioni con i sopracitati comandi di supporto. I personaggi, comunque, potranno passare in ogni momento dalla prima alla seconda linea: qualora un personaggio venisse messo KO, verrà sostituito dal corrispondente alleato nelle retrovie.

Linca è una forza della natura e un must in battaglia. 

Ogni personaggio giocabile ha le proprie skill e i propri attacchi speciali: in generale, i compagni di squadra sono ben differenziati e capiterà di usarli tutti a ruota. Indispensabili i due alchimisti, sia perché permettono di utilizzare gli oggetti, sia per la loro special skill di coppia, il double draw, che si rivelerà la strategia migliore contro i nemici più ostici.
Anche se ci metteremo parecchio prima di avere a che fare con un vero boss, il gioco è infatti in grado di offrire una buona dose di divertimento anche per quanto riguarda le battaglie e più volte sarà indispensabile presentarsi davanti al nemico con una buona scorta di oggetti di qualità e quel pizzico di strategia tipico di ogni battle system a turni. Diversi anche i boss opzionali che, come in ogni Atelier, sapranno mettere alla prova sia le nostra abilità di combattenti, sia quelle di alchimisti.
I dungeon, di per sé, non sono invece particolarmente esaltanti: l’esplorazione avviene tramite una mappa che quantifica i giorni di viaggio e tramite cui potremo raggiungere una buona rosa di rovine, foreste etc. Queste location sono composte da diverse zone in cui si può gatherare e ingaggiare i nemici, abbastanza piccole e la cui esplorazione è pressoché inesistente.

Alti e bassi

La direzione artistica di Atelier Escha&Logy brilla soprattutto grazie al character design di Hidari, che si è occupato della trilogia Dusk con risultati eccellenti. I suoi artwork della prendono vita alla perfezione e il risultato sono modelli dei personaggi dettagliati e meravigliosi. Peccato che non si possa dire lo stesso degli ambienti, le cui texture grezze cozzano decisamente con la cura riservata ai personaggi. Gli scenari sono a tratti scarni ed alcuni dettagli vengono resi in modo tecnicamente imbarazzante (uno su tutti: le mele).
Discorso totalmente diverso per il sonoro, che ritengo eccelso: il gioco presenta una varietà di tracce incredibile, e si tratta sempre di musiche adatte al momento o al luogo in cui ci si trova, nonché cariche di personalità. Sono molte ad aver lasciato il segno, ed inoltre dal nostro atelier è possibile personalizzare le tracce riprodotte in varie situazioni attingendo anche a un pack dei precedenti capitoli della saga.
Di ottimo livello anche il doppaggio: tutte le voci sono estremamente azzeccate e il lavoro dei doppiatori americani è ottimo. Purtroppo molte scene sono prive di doppiaggio; è disponibile, però, il dual audio, per la gioia degli amanti del doppiaggio nipponico.
Il lavoro di localizzazione si dimostra in alcuni frangenti grossolano, con veri e propri errori di traduzione: si tratta sia di refusi di battitura nei testi, sia di nomi tradotti in modo diverso (specie nel caso di alcune ricette). Per fortuna, alcuni di questi errori sono stati corretti nella versione Plus, su PSVita.

 

Il più nel Plus (o nel DX)

Come i suoi predecessori da Rorona in poi, anche Atelier Escha&Logy gode di una già menzionata versione Plus per PSVita, uscita circa un anno dopo quella su PS3. Ebbene, quali sono le novità?

Innanzitutto, ci spostiamo sul fronte portatile. La qualità di questo porting su PSVita mi ha stupita: i modelli dei personaggi restano dettagliati e curati (si nota solo un minimo di antialiasing quando la telecamera è lontana) e tecnicamente il gioco è fluidissimo. Paradossalmente, ho notato più cali di framerate nella versione PS3, mentre su Vita, anche durante le lunghe e colorate animazioni di battaglia, non ho quasi mai avuto problemi. Inoltre, gli sfondi decisamente scarni del gioco, che spiccavano su PS3 per la loro discrepanza dai curatissimi modelli dei personaggi, si notano decisamente meno su PSVita, e risultano ben più perdonabili.
Rispetto ad altri porting meno fortunati di Gust, Atelier Escha&Logy fa davvero un’ottima figura su console portatile e risulta giocabilissimo.

In quanto ad aggiunte, questa versione Plus propone diverse chicche interessanti. Innanzitutto, ci sono quattro nuovi personaggi giocabili: tre di essi, Wilbell, Micie e Katla, erano originariamente reclutabili tramite DLC, mentre il fatto di poter reclutare anche Nio, sorellina di Ayesha, è un’esclusiva della versione Vita. La cosa carina è che i personaggi ora giocabili dispongono di eventi aggiuntivi, rispetto a quelli previsti dal loro ruolo di NPC nella versione vanilla: tuttavia, i finali e i trofei di Escha&Logy sono rimasti gli stessi, senza che l’uso di questi nuovi personaggi porti a esiti diversi.

So che volevate tutti riavere Wilbell in party!

Una delle aggiunte più succose riguarda la presenza di nuovi eventi tra i due protagonisti, che spingono il loro rapporto su binari più romantici rispetto a quanto non accadesse nella versione PS3. Questi eventi, che faranno la gioia degli shipper, sono diversi a seconda del protagonista scelto: in alcuni casi, una parte viene raccontata nella run di Escha, e la successiva in quella di Logy, facendo sì che solo completando una run con entrambi si riesca ad avere una visione complessiva.
Questi nuovi eventi sono davvero carini, specie nelle fasi finali, e si incastrano alla perfezione con la trama. Personalmente, mi sono piaciuti tantissimo quelli di Logy, che danno modo di conoscere meglio l’introverso protagonista.

Vi state già sciogliendo, vero?

Sono stati inseriti anche moltissimi nuovi costumi, sbloccabili completando i vari assigment dati da Marion di mese in mese o tramite diversi finali. I personaggi che possono equipaggiare costumi sono Escha, Logy, Linca, Wilbell e Nio, e vi assicuro che sono tutti adorabili. Una parte di questi costumi è disponibile tramite DLC, gratuiti al lancio del gioco e ora acquistabili dallo Store.

E’ inoltre incluso nel gioco il Palace of Paupers, dungeon DLC della versione PS3 con relativi superboss.

Complessivamente, tutte le aggiunte di questa versione sono davvero godibili. Non si tratta di niente di imperdibile, a meno che non siate dei fan sfegatati del titolo, ma di sicuro rendono questa la versione più completa di Atelier Escha&Logy: tutte queste aggiunte sono comprese anche nella versione DX rilasciata il 14 gennaio 2020 su PlayStation 4, Steam e Nintendo Switch.

Tirando le somme

Per quel che mi riguarda, l’uscita della versione Plus mi ha dato occasione di rigiocare al gioco ed è stato proprio così che mi sono resa conto appieno di quanto mi piaccia Atelier Escha&Logy. Ho macinato sessanta ore sulla versione PS3 e altre ottanta su quella PSVita, per un totale di quattro run (due per personaggio): ebbene, non mi sono annoiata neanche un momento.

La longevità del titolo di base è nella media e dipende molto dal modo di giocare del giocatore: si può decidere di dedicarsi a tutti gli assignment oppure completare solo stretto necessario per progredire nella trama. Il gioco presenta diversi finali e per raggiungere il true ending è necessario completare la trama con entrambi i protagonisti.

La corsa verso il platino della versione Plus, condotta questa volta con un’esperienza delle meccaniche di gioco che mi mancava durante la run su PS3, mi ha permesso di rendermi conto di quanto sia ben fatto il gameplay di Atelier Escha&Logy anche rispetto ai suoi predecessori, sia a livello di crafting che di battle system. Farmare proprietà, craftare i cosiddetti ultimate item, sconfiggere ogni boss segreto offerto dal gioco: è stato tutto incredibilmente soddisfacente. Mi sono divertita moltissimo dalla prima all’ultima ora, specie grazie a un New Game+ che funziona benissimo, permettendo al giocatore di trasferire l’equip (sia in quanto ad armi e armature, sia in quanto ad oggetti) da una partita all’altra, e andando quindi a premiare chi ha saputo sfruttare al meglio il profondo sistema di sintesi. A livello di gameplay, Atelier Escha&Logy sa essere gratificante e divertente, soprattutto una volta entrati nella mentalità della serie.
Inoltre, la doppia prospettiva offerta dai due protagonisti offre qualcosa di nuovo ad entrambe le route, compresi eventi e finali esclusivi di ogni protagonista: conviene quindi completare il gioco sia con Escha che con Logy, anche per poter sbloccare il true ending!

Completare il gioco sblocca, inoltre, una splendida sezione extra condita di modelli dei personaggi, artwork, filmati, soundtrack, bozzetti, battute doppiate… Il tutto corredato dai commenti dei creatori. Del resto, la cura dedicata alle piccole cose è tanta in Atelier Escha&Logy: character design, soundtrack, menù, opening, animazioni in battaglia… Il gioco ha una sua personalità e un suo stile che si delineano benissimo sin dall’inizio, e questa cura per il dettaglio è davvero ammirabile.

Conclusione

 Atelier Escha&Logy è un bellissimo JRPG, un ottimo capitolo della saga Atelier e anche un buon punto di partenza per avvicinarsi alla serie.
Come i suoi predecessori, anche Escha&Logy fa del crafting e della quotidianità i suoi punti di forza. Il sistema di sintesi è profondo e divertente anche per i neofiti, grazie anche alla semplificazione di alcune meccaniche. In quanto a trama,  mi è piaciuto vedere dei protagonisti alle prese con i “piccoli” problemi della vita: Escha e Logy, alchimia a parte, sono solo due giovani impiegati statali con un sogno del cassetto da realizzare, e sono adorabili tanto quanto i loro compagni di spedizioni.
La versione Plus su PSVita o DX su PS4, Nintendo Switch e Steam offre tanti contenuti aggiuntivi che rendono il gioco ancora più completo ed è sicuramente la versione che consiglio a chiunque volesse approcciarsi al gioco e potesse scegliere tra le due piattaforme.
Exit mobile version