Digimon Story: Cyber Sleuth ~ Investigatori del cyberspazio

Digimon Story: Cyber Sleuth

Piattaforme: PS4 | PSVita
Software House: Namco Bandai
Release:  12 Marzo 2015
 2 Febbraio 2016

Ritorno a Digiworld

Quello di Digimon è un franchise incredibilmente famoso, su questo non si può discutere. Le serie animate hanno un posto speciale nel cuore di molti, in particolare per chi, come me, le ha vissute quando era bambino e continua a seguirle tutt’oggi dopo più di quindici anni. Spesso viene messo a confronto con un altro brand nato negli stessi anni e che ha alcuni elementi in comune con Digimon, ma che trova la sua realizzazione più acclamata nei videogiochi. Sto ovviamente parlando di Pokémon. Uno dei commenti più gettonati durante le discussioni su quale dei due sia il migliore, “Pokémon hanno videogiochi più belli, mentre Digimon ha la serie animata migliore“, mi ha fatta riflettere. Dando retta a questo pensiero comune, pur adorando gli anime di Digimon, il mio primo approccio con i videogiochi relativi ai Mostri Digitali è stato piuttosto tardivo, con Digimon Story: Cyber Sleuth, che mi ha davvero aperto gli occhi su quanto questo franchise abbia da offrire anche per quanto riguarda questo media.

Pronti a loggare in EDEN?

Welcome to Kuremi Detective Agency

Ci troviamo in una Tokyo leggermente futuristica, nella quale esiste un servizio chiamato EDEN che permette alle persone di entrare fisicamente dentro la Rete attraverso appositi terminali. In una chat room il nostro protagonista, di cui è possibile scegliere nome e genere, entra in possesso di un’applicazione che gli permette di catturare e farsi amici i Digimon, creature che abitano EDEN e che vengono utilizzate dagli hackers per diversi scopi. Dopo uno spiacevole incidente con una misteriosa creatura chiamata Eater, il protagonista si trova con il corpo semi-digitalizzato e questo gli permette di viaggiare tra il mondo digitale e quello cibernetico senza l’ausilio dei terminali EDEN, utilizzando un qualsiasi elettrodomestico. È a questo punto che viene assunto da una misteriosa donna di nome Kyoko Kuremi che lo farà lavorare come “Cyber Sleuth” (detective cibernetico) per la sua agenzia investigativa e gli farà svolgere casi di vario genere, portando alla luce i segreti di EDEN e della sua nascita, della spaventosa EDEN Syndrome che colpisce frequentatori di EDEN troppo assidui, e degli spaventosi Eater.

La storia ingrana piuttosto lentamente, spendendo la prima metà del gioco mostrandoci per lo più come EDEN influenza la vita di tutti i giorni dei cittadini di Tokyo e facendoci conoscere i personaggi principali. Superata questa lunga parte introduttiva, però, la trama prende il volo, tra momenti di epicità e colpi di scena che difficilmente lasciano un fan di Digimon indifferente.

Of detectives, hackers and self proclaimed non-geeks

Il caffè di Kyoko Kuremi non si beve alla mattina, né con il latte né con il tè

Penso che il cast di personaggi sia uno dei migliori pregi del titolo. Ad eccezione del protagonista del quale, da buon silent protagonist quale è, non viene approfondito in alcun modo il carattere, i personaggi principali risultano davvero memorabili.

I primi di cui facciamo la conoscenza sono i due migliori amici del protagonista: la frizzante Nokia e l’introverso Arata. La prima, mossa dal suo spirito di giustizia, ci accompagnerà nel nostro viaggio alla ricerca della natura dei Digimon: sono davvero stati creati come meri strumenti volti all’uso da parte degli hacker o la loro comparsa è dovuta da qualcosa di diverso? Il secondo, spinto invece da un’inguaribile curiosità per l’ignoto, sarà il nostro accompagnatore dentro alcuni misteriosi dungeon sparsi per la città.

A farci da guida e consigliera durante l’intera durata del gioco, invece, è la nostra datrice di lavoro, la detective privata Kyoko Kuremi, una donna di poche parole e di tanti consigli, con un gusto per il caffè molto particolare.

Il cast principale si conclude infine con la timida Yuuko, una ragazza che chiederà aiuto alla agenzia investigativa di Kyoko per svelare i misteri che stanno dietro la Kamishiro Enterprise, la società creatrice di EDEN.

Oltre a loro saranno presenti moltissimi personaggi ricorrenti che impareremo a conoscere durante le missioni secondarie, come i compagni di scuola Ryota e Sakura, il Wanyamon Pete o il detective Goro Matayoshi, le cui storie si intrecceranno a quelle del protagonista (facendo, in alcuni casi, scendere anche qualche lacrimuccia).

Time to Connect Jump!

Il titolo si presenta come un JRPG a turni molto classico. Il nostro party sarà formato dai Digimon che cresceremo noi stessi più eventuali digimon ospiti che cambieranno con il passare della trama e che non ci sarà possibile controllare. Potremo accrescere il numero i membri della squadra ottenendo i dati dai vari Digimon nemici che sconfiggeremo: dopo un determinato numero di battaglie contro uno stesso nemico, dal DigiLab, è possibile materializzarlo e, successivamente, prendersi cura di lui, inserendolo in una DigiFarm per farlo allenare oppure digievolvendolo. Far digievolvere i Digimon per ottenerli  tutti non è affatto semplice e richiede una buona dose di grinding: ogni digimon può evolversi e deevolversi in molti altri digimon diversi, alcuni dei quali richiedono statistiche specifiche per nulla facili da ottenere.

I Digimon nella nostra squadra attiva ci seguiranno sempre… sì, anche quelli grandi, grossi e cattivi

Al di fuori delle battaglie, il protagonista ha a disposizione alcune skill, chiamate Hacking Skills, che possono essere utilizzate per interagire con (e, come suggerisce il nome, hackerare) il mondo di gioco, in modo da rimuovere barriere, decriptare files e, addirittura, regolare la frequenza degli incontri casuali. Il gioco mette a disposizione un buon numero di quest secondarie (che purtroppo possono essere accettate solamente una alla volta) da svolgere o a EDEN o nella Tokyo di tutti i giorni, un colosseo offline e uno online e la possibilità di collezionare medaglie. Da apprezzare è il fatto, a mio parere, che nonostante le quest secondarie siano davvero tante, la maggior parte di esse abbiano una propria interessante storyline. Le cose da fare quando non si sta affrontando la trama principale, insomma, non mancano.

È inoltre possibile mantenersi in contatto con gli altri personaggi o i propri digimon attraverso uno scambio di messaggi. Quest’ultima feature è forse quella che meno mi ha convinta, in quanto, nonostante la abbia trovata concettualmente interessante, non ho gradito del tutto il modo in cui è stata realizzata: tutti i messaggi vengono smistati in tre grosse categorie e inseriti in flussi di messaggi simili a quelli di una chat, con la differenza che la conversazione avviene solo tra il protagonista e il mittente e che i messaggi possono cambiare posizione, risultando un po’ troppo confusionario. Si tratta in ogni caso di una funzione accessoria che, quindi, non ha minimamente minato il mio gradimento nei riguardi di questo titolo.

That wonderful space called Eden

Per quanto riguarda il comparto tecnico, Digimon Story Cyber Sleuth non presenta certamente una grafica all’avanguardia, ma non risulta minimamente sgradevole. Se il gioco si presenta bene, il merito va certamente a un character design che vede nomi di eccezione quali Suzuhito Yasuda (Devil Survivor, Durarara!!) per quanto riguarda i personaggi e Oh!Great (Inferno e Paradiso, Air Gear) per gli Eater, ma anche alle cutscenes in CGI stile anime realizzate in modo davvero magnifico.

La colonna sonora, composta da Masafumi Takada, che ci accompagnerà durante tutta l’avventura, risulta sempre azzeccata e, per quanto riguarda alcuni brani, particolarmente orecchiabili e facili da riconoscere. Se avete giocato a Danganronpa (altro lavoro di questo compositore), certamente ritroverete lo stesso spirito anche in questa soundtrack, per quanto diversa.

Conclusione

Il mio verdetto riguardante Digimon Story: Cyber Sleuth è assolutamente positivo. Nonostante alcuni elementi di gameplay che non mi hanno convinta completamente e una introduzione forse un po’ lenta, il titolo mi ha davvero catturata, divertita e fatta emozionare. Da vecchia fan delle serie animate di Digimon posso davvero ritenermi soddisfatta, ma non saprei, tuttavia, se consigliarlo anche a chi di Digimon non è mai stato appassionato, nonostante lo ritenga un titolo di per sé davvero valido.

 

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