Diario, Persona 4

Persona 4 Golden – Reach out to the truth

 

Persona 4 Golden

Piattaforme: PS2 (Vanilla) e PSVita (Golden)
Software House: ATLUS
Release:
JP Luglio 2008 (PS2), Giugno 2012 (PSVita)
EU Marzo 2009 (PS2), Febbraio 2013 (PSVita)

 

Mi viene da sorridere, perché Persona 4 Golden è un gioco che ho scoperto quasi per caso, vedendolo in azione mentre mio fratello ci giocava sulla sua PS VITA. Già da quel poco che avevo visto mi sembrava fantastico, e dati i pochissimi titoli che avevo per la portatile di Sony al tempo (due di numero proprio) decisi di comprarmelo dal PS Store.
A ripensare alle primissime ore di gioco, mi vien da sorridere ancor di più. All’inizio proprio mi riusciva difficile digerire tutti quei dialoghi — Persona 4 per le prime due ore è principalmente solo dialoghi — al punto che arrivai addirittura a pensare di aver fatto un acquisto affrettato.  Ovviamente mi son sforzato di andare avanti, perché giudicare un gioco, specialmente un JRPG, dopo sole due ore di gioco ha decisamente poco senso. Quello che mi ha aiutato ad andare avanti è stato senz’altro il character design, con personaggi semplici, ma accattivanti, grazie soprattutto ai molti colori usati per la loro realizzazione. Posso tranquillamente dire che ne è valsa decisamente la pena.

“Welcome to Inaba”

La trama di Persona 4 inizia con l’arrivo di un ragazzo, il cui nome canon dato nei seguiti spin-off è Yu Narukami, che si trasferisce nella piccola cittadina di Inaba dopo che entrambi i suoi genitori intraprendono un viaggio di lavoro. In questa apparentemente tranquilla cittadina, sta per abbattersi qualcosa di misterioso ed inquietante: degli omicidi si verificano in città ogni volta che questa viene completamente avvolta dalla nebbia. Dopo una serie di eventi, Yu farà amicizia con alcuni studenti della scuola locale, insieme ai quali deciderà d’investigare su questo mistero. Questi crimini sono a quanto pare collegati all’esistenza di un mondo parallelo, dove i protagonisti possono entrare entrando letteralmente nella TV. A sentirla così la trama potrebbe non risultare così accattivante,  ma il suo punto di forza è il come questa viene sviluppata. L’alone di mistero che si crea ha subito catturato la mia curiosità, e non fa altro che infittirsi man mano che si procede nella storia. Viene inoltre toccata una tematica molto profonda e matura: la consapevolezza e l’accettazione del proprio io interiore, che vedrà i personaggi fronteggiare i propri Shadow, manifestazioni del loro stesso subconscio. La trama di Persona 4 ci mette quindi ad ingranare, ma quando inizia l’investigazione e si mettono insieme pian piano tutti i pezzi del puzzle, diventa quasi impossibile allontanarsi dal gioco. La cosa che poi mi ha fatto apprezzare ancor di più la storia di questo gioco sono stati i colpi di scena, a mio avviso sorprendenti.

“I am thou, thou art I”

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Dunque vediamo, con chi esco oggi?

Se c’è una cosa che ho letteralmente adorato di Persona 4, sono senz’altro i personaggi. Che si parli dei membri del cast principale o degli NPC, c’è da rimanere deliziati. Il party di Persona 4 è uno dei miei  preferiti di sempre, composto da dei ragazzi a cui non ho potuto fare a meno di affezionarmi. Mentre avanzavo di grado con il Social Link di ogni personaggio, la meccanica che permette di approfondire i legami, rimanevo colpito da come ognuno di loro fosse ben studiato e sviluppato durante il corso della storia. La meccanica del Social Link è appunto una delle prime cose che mi ha colpito di Persona 4. Negli altri giochi ero sì abituato a delle scene piene di dialoghi, però non mi era mai capitato di fare delle intere sessioni di conversazioni tra personaggi al di fuori dello sviluppo della trama. All’inizio temevo di ritrovarmi a dover assistere a scene lente o noiose, ma fortunatamente mi sbagliavo. Ogni singola scenetta di ogni singolo Social Link riesce ad intrattenere, grazie ad una scrittura ben studiata e, in molti casi, grazie anche al doppiaggio di ottima qualità. Questi elementi son riusciti a conferire ai personaggi e alle loro storie maggior spessore. Tutti loro si avvicinano pian piano alla scoperta del loro “vero io”, e da lì iniziare il loro percorso di crescita.
Proprio qui torna di nuovo il discorso di come certe cose vengano sviluppate. A primo impatto i ragazzi di Persona 4 sembrano dei personaggi giá visti,  ma è stringendo al massimo il legame con loro che si scopre  va ben al di là della semplice apparenza. Gli argomenti trattati nei Social Link sono molteplici e, soprattutto, molto attuali. In alcuni si riflette e s’inizia a vedere le cose con un’altra prospettiva, mentre in altri vengono trattate tematiche come gli stereotipi e i pregiudizi.
In questo tipo di giochi, ovviamente, non può mancare un villain, l’antagonista principale al quale i nostri eroi danno la caccia. Dietro agli omicidi di Inaba c’è ovviamente un responsabile, con un suo background e le sue motivazioni. Se i personaggi principali mi hanno sorpreso, il villain non è stato certo da meno. La scrittura del suo personaggio è talmente ben studiata e adatta alla tematica della trama da farmelo ritenere uno dei più bei personaggi del gioco e, soprattutto, il mio antagonista preferito.

“Let me do it!”

Persona 4 è anche riuscito ad entusiasmarmi a livello di combat system. All’inizio non mi sembrava troppo diverso da un qualunque JRPG che avevo giocato in precedenza, e a livello propriamente strutturale non è che ci sia poi una differenza enorme. Sono due meccaniche in particolare che mi hanno sorpreso, ovvero gli “one more” e l'”All-out attack“. In Persona 4 i nemici, così come i personaggi del party, hanno delle debolezze, che se attaccate fanno cadere il nemico e si ottiene così uno “one more”, ovvero la possibilità di attaccare di nuovo. Se in un combattimento si riesce ad abbattere tutti i nemici, avremo allora la possibilità di dare il via ad un All-out attack, un attacco speciale sferrato in contemporanea da tutto il party contro i nemici indifesi, infliggendo un’ingente quantità di danni. Ovviamente ci sono fattori che bilanciano il tutto per far sì che i combattimenti non risultino troppo facili. Come detto in precedenza, anche i membri della nostra squadra possono venir atterrati se colpiti nel loro punto debole, regalando così uno one more agli avversari. Inoltre dare il via ad un All-out attack significa automaticamente cedere il turno successivo al nemico, perdendo quindi lo one more guadagnato in precedenza. Non sempre quindi l’attacco combinato con il party riuscirà a sconfiggere tutti i nemici, ed è quindi bene usarlo con la giusta tattica e il giusto tempismo.
Il combat system si ricollega anche al discorso dei Social Link menzionati poco fa. A seconda del grado d’intimità raggiunto con i membri del party, vi è la possibiltà di eseguire un mossa extra. Queste azioni si attivano in diverse situazioni, curare uno stato alterato inflitto ad un compagno o incassare un colpo fatale al posto del protagonista. Quest’ultima meccanica può rivelarsi piuttosto utile perché, a partire da Persona 3, se viene messo K.O il protagonista si ottiene Game Over.
Queste meccaniche hanno reso il combat system di Persona 4 classico, ma allo stempo tempo originale e innovativo, è il risultato è semplicemente fantastico.
Avrò passato non so quante ore semplicemente a farmare e combattere nei dungeon, e non mi sono mai annoiato un minuto.
L’unica cosa che potrebbe non convinvere del tutto chi gioca a Persona 4 Golden sono i dungeon. A livello estetico sono tutti diversi e riconoscibili, ma la loro struttura è randomica, generati automaticamente ogni volta che vi accederemo. Per la maggior parte i labirinti sono quindi quasi totalmente privi d’indovinelli, e per completarli basta semplicemente trovare le scale che portano all’area succesiva.

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E anche oggi si va a bighellonare in giro

Un’altra cosa che mi ha veramente sorpreso di Persona 4 Golden è stata l’assenza della mappa del mondo da esplorare, qui sostituita dalla piccola cittadina di Inaba. In genere ero abituato a dover esplorare un’immensa area di gioco alla ricerca di sidequest o alla scoperta di nuove città, e ritrovarmi a gironzolare per la sola Inaba all’inizio mi lasciava un po’ perplesso.
E’ stato esplorarla ogni singolo giorno che mi ha fatto rendere conto che per quanto una zona possa essere relativamente piccola, è la ricchezza di contenuti che la rende veramente una delizia da esplorare. Inaba è piena di negozi e locali da visitare, tra cui i classici negozi per oggetti/equipaggiamento e ovviamente non mancherà d’incontrare degli NPC ricorrenti che a volte saranno persino collegate a delle sidequest. Inoltre questi personaggi li ritroveremo a commentare anche quello che succede nel corso della trama del gioco, in modo da rendere ancora più completa e realistica la piccola cittadina in cui si svolge il gioco. Inoltre nel gioco è anche possibile raggiungere nuove aree dopo un certo punto del gioco, e per quanto anche queste siano piuttosto piccole (si parla appunto di aree da una sola schermata), sono anche queste divertenti da esplorare e con attività extra da svolgere, per esempio in una zona potremo pescare, mentre in un’altra potremo invitare gli amici a vedere con noi un film al cinema o collassare bevendo un caffè decisamente troppo forte per dei sedicenni. Il mondo di Persona 4 è dunque all’apparenza piccolo, ma è proprio la sua ricchezza di contenuti che ha fatto sì che io perdessi intere ore semplicemente a gironzolare per la città.

“Time to make history”

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Il primo che sbaglia una nota mi sente

Dal punto di vista grafico, il gioco non brilla particolarmente, soprattutto se consideriamo che il titolo è uscito originariamente su PlayStation 2. La versione Golden apporta qualche miglioria, come ad esempio l’alta risuoluzione, ma niente di comunque sorprendente.
Il gioco sorprende invece dal punto di vista del sonoro. Il doppiaggio è di altissimo livello, e infatti troviamo doppiatori del calibro di Yuri Lowenthal –doppiatore di Cornelius di Odin Sphere Yuzuru Akie di SMT Devil Surivor 2-, e il mitico Troy Baker, già doppiatore nella serie Persona con Eikichi Mishina di Persona 2 e noto per molti altri ruoli come quello di Joel di The Last of Us.
L’altro punto che mette in risalto il gioco per quanto riguarda il sonoro è senza dubbio la colonna sonora. Potrei semplicemente dire che la colonna sonora è fantastica e chiuderla qui, ma non renderebbe giustizia al lavoro svolto da Shoji Meguro, il compositore. Ogni traccia che sentiremo in P4 è azzeccatissima. Passeremo dal sentire canzoni leggere e allegre per quando siamo a scuola o in giro con gli amici, a canzoni che sapranno veramente darci la carica durante i momenti più importanti e decisivi. Non scegliere una traccia preferita da quelle contenute nel gioco, ma le prime che mi vengono in mente sono senz’altro Time to Make History, canzone dei normali combattimenti, e I will face myself, il tema delle boss fight.

Conclusione

Magari si è già capito da come ne ho parlato in questo diario, ma adoro Persona 4 Golden. L’ho finito non so quante volte, e non nego che ogni tanto mi torna voglia di ricominciarlo. La storia ci mette un po’ ad ingranare, questo è vero, ma lo sviluppo della trama tiene incollati alla console e i personaggi sono scritti in maniera impeccabile. Rientra sicuramente tra i titoli che consiglio di giocare a tutti gli appassionati di JRPG.

 

1 thought on “Persona 4 Golden – Reach out to the truth”

  1. Io ho preferito i personaggi di Persona 3, ma non posso negare che, come gioco, il 4 sia più evoluto – per non parlare del 5!

    Ricordo che un amico ha scoperto il colpevole perché era uno dei pochi ad avere il ritratto senza essere un social link, anche se, se non erro, nel Golden il piccolo farabutto lo è diventato, un Social Link

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