Undertale ~ Where are the knives?

Undertale

Piattaforma: Playstation 4, PS Vita, Steam
Software House: Toby Fox
Publisher: Toby Fox
Lingua: Inglese, giapponese
Release: 15 Settembre 2015 (Steam), 15 Agosto 2017 (PS4, PSVita)

 

Undertale è un sacco di cose, tutte insieme. È un grande richiamo ai titoli dell’era SNES, un gioco che non si prende mai sul serio, una fiaba moderna sulla tolleranza e la comprensione ma soprattutto “a traditional RPG where no one has to get hurt”. Intorno ad Undertale si è costruita negli anni una community morbosa e poco amichevole ma dietro ai tanti subreddit, doujin discutibili e pessime fan fiction brilla un gioco speciale, in grado con pochi pixel di creare atmosfere e suggestioni davvero rare. Se potessi rivivere la mia prima esperienza di un videogioco qualsiasi, molto probabilmente sceglierei proprio Undertale.

Once upon a time

Seven. Seven human souls, and King ASGORE will become a god. Six. That’s how many we have collected thus far. Understand? Through your seventh and final soul, this world will be transformed. First, however, as is customary for those who make it this far… I shall tell you the tragic tale of our people. It all started, long ago…

It fills you with DETERMINATION
Molto tempo fa, gli umani attaccarono i mostri e li sterminarono. I pochi sopravvissuti vennero rinchiusi nel sottosuolo, prigionieri di un potente sigillo magico.  Da quel giorno sono passati diversi anni. La nostra storia inizia con un bambino che cade accidentalmente all’interno della barriera e si ritrova prigioniero laggiù, coi mostri. Un mondo diverso e spaventoso.

Un bambino solo e sperduto, lontano da casa e senza un posto dove andare. Muovendo i nostri primi, incerti passi nel mondo di Undertale incontriamo un piccolo fiore giallo, Flowey the Flower. “In this world, it’s kill or be killed”, dice. Per fortuna, veniamo raccolti da Toriel, una creatura molto gentile che ci prende subito in simpatia. Con pazienza e dolcezza, come farebbe una mamma, ci spiega che non è necessario risolvere i conflitti con la violenza, come vorrebbero farci credere mostri cinici e crudeli come Flowey. Si può anche essere amichevoli, cercare di empatizzare coi mostri che ci attaccano e risparmiare loro la vita. Magari farci amicizia. Da qui, sta a noi, nel bene e nel male.

Nel corso della partita incontreremo tanti mostri, ciascuno con una sua personalità e mille problemi da risolvere. Iniziando un combattimento veniamo catapultati in una schermata con lo sprite del mostro in alto sullo schermo e un piccolo rettangolo con un cuore rosso al centro. La nostra anima (SOUL).

Geniale

Ad ogni turno, potremo attaccare il mostro oppure parlarci insieme, cercando di intuire dalla sua personalità una strada per uscirne senza farsi male e, spesso, aiutare il mostro a risolvere i propri problemi, a sentirsi meglio e vivere più serenamente. Prendiamo Snowdrake ad esempio, un piccolo draghetto che vorrebbe solo diventare un bravo comico come il padre. Possiamo ridere ai suoi (pessimi) puns e aiutarlo a conquistarsi un po’ di autostima. Magari saranno proprio i nostri incoraggiamenti a fare la differenza!

Fra un turno e l’altro, dovremo schivare gli attacchi nemici in una specie di bullet hell e se completeremo il numero giusto di azioni nell’ordine corretto potremo avere pietà (MERCY) del nostro nemico e uscire dallo scontro senza colpo ferire. Il gameplay non stanca quasi mai, perché spesso Undertale si diverte a rimescolare le carte in tavola cambiandoci sotto il naso qualche piccola regola: ad esempio, un proiettile blu non ci farà del male se resteremo perfettamente immobili, quelli arancioni però funzionano al contrario. E spesso i boss ci mettono di fronte a meccaniche uniche che sarebbe un peccato spoilerare in questa sede. È quando siamo convinti di aver capito l’andazzo che il gioco ci frega con una nuova meccanica. Al suo meglio Undertale ricorda quasi un titolo Touhou Project, serve davvero una buona dose di memoria muscolare e parecchia prontezza di riflessi per non uscirne frustrati. Anche la learning curve si mantiene morbida, fatto salvo un paio di boss battle parecchio impegnative. Meglio non fare arrabbiare un certo boss della Genocide Route

Spear of Justice

L’idea di poter risparmiare i mostri è il cuore del gioco attorno cui ruota ogni cosa, dalla colonna sonora al gameplay alle interazioni coi personaggi. La storia di Undertale cambia completamente in base alle nostre scelte. Completeremo il gioco senza uccidere nessuno? Con lo stretto necessario di violenza? Oppure decideremo, per noia o per scelta, di impersonare il villain del gioco in una caccia ai mostri senza quartiere ed esclusione di colpi. Se vogliamo, Undertale ci dà la possibilità di non risparmiare nessuno. Nessuno.

Se non uccidiamo i mostri non guadagniamo EXP e rimaniamo al LV1. Fare la cosa giusta e risparmiare loro la vita non dà in realtà alcun vantaggio. Al contrario, con già una manciata di LV gli scontri si fanno molto più semplici, quasi banali. È possibile arrivare al punto di uccidere i boss più potenti con un paio di attacchi…ma così facendo la storia si fa sempre più oscura, gli eventi prendono una brutta piega. L’atmosfera scanzonata e allegra sparisce, i nostri amici sono terrorizzati, i mostri scappano da noi. La musica rallenta e si fa sempre più inquietante. Il nostro personaggio si muove da solo, a volte, e su schermo compaiono angoscianti messaggi rosso sangue. Siamo noi i mostri, il nemico da sconfiggere.

In questo punto la maggior parte delle persone molla subito la Genocide Route. Creepy

Uwa!! So Temperate

Undertale è un gioco molto lineare, il focus è tutto sulla narrazione. I dialoghi sono brillanti, le battute una costante. Anzi, a dire il vero Undertale punta così tanto sulla comicità che se non si apprezzano le battute si troverà indigesto tutto il gioco. Ma ogni tanto il tono si fa più serio: i mostri ridono e scherzano così tanto perché a conti fatti la loro situazione è tutt’altro che divertente: sono chiusi sotto terra in uno spazio estremamente ridotto, sovraffollato, senza possibilità di salvezza. La più grande star televisiva del sottosuolo ha una ventina di spettatori. Cosa c’è da ridere?

I mostri sono così tanto più deboli degli umani che se anche uno solo di loro volesse scendere nel sottosuolo e ucciderli tutti non avrebbero possibilità né di combattere né di scappare. Come topi in gabbia. Ma nessuno dei mostri si fa prendere dalla disperazione o dalla malinconia. Tutti fanno la propria parte per cercare di vivere il più possibile spensieratamente, godendosi le giornate come vengono.

Abituiamoci alle stranezze di Sans

Death by Glamour

La grafica è un’evidente omaggio ai titoli dell’era SNES, il character design accattivante, forse ad eccezione del protagonista che personalmente trovo orribile. Alcuni mostri sono così ben caraterizzati da essere diventati dei veri e propri memes!

La colonna sonora è la mia parte preferita del gioco. Toby Fox non ha mai ricevuto un’istruzione formale, ha imparato a suonare il pianoforte a orecchio e alle superiori si è messo a suonare la tromba. Con Undertale, ha composto però una delle migliori OST chiptune di sempre, apprezzata dai critici e adorata dai fan. Ne è stato fatto pure un musical! Ogni personaggio ha un suo theme, un tema musicale ben riconoscibile e che si intreccia molto bene a tutte le altre OST che lo riguardano. Questo fa sì che ogni pezzo, magari anche se mai sentito o nuovo, fa provare una strana sensazione di familiarità e lega fra di loro tutti i brani della colonna sonora.

I mostri di Undertale sono tutti diversi e a volte non vanno troppo d’accordo fra loro. Ma dietro le differenze ci sono anche tante affinità, un non detto più forte di ogni altra cosa. E la OST ha il rarissimo pregio di raccontare proprio questo.

La mamma che tutti vorrebbero

Dark, Darker, yet Darker

La durata del gioco si aggira sulle 7-8 ore ma di fatto per sua stessa natura Undertale si presta molto bene ad essere rigiocato. Ci sono in effetti due principali route: Neutral e Genocide, a seconda di quanti mostri si uccidano e ciascuna ha una storia a sé stante. Finire una Neutral senza uccidere nessun mostro sblocca un’area segreta del gioco e il vero finale, il True Pacifist. Ma la cosa più bella è che il sistema ricorda molto bene cosa è successo nei precedenti playthrough. I personaggi in una nuova run faranno commenti su cose successe in un’altra timeline, ricordano se ti hanno ucciso, se tu hai ucciso loro e come. Ricordano se eri loro amico o se hai ucciso un familiare, un fratello. Dietro le quinte, variabili di gioco tengono traccia di tutto quello che succede.

“Beware of the man who speaks in hands, beware of the man who came from the other world”

Se ad esempio nel tutorial del gioco uccidiamo tutti i mostri tranne Toriel, magari perché è così gentile e adorabile che proprio non ce la sentiamo di farle del male, Flowey farà un commento a riguardo:

Clever. Very Clever! You think you’re really smart, don’t you? In this world, it’s kill or be killed. So you were able to play by your own rules. You spared the life of a single person. Heh heh heh. Froggit. Whimsun. Vegetoid, Loox. Migosp, Moldsmal. Think about those names. Do you think any of those monsters have families? Do you think any of them have friends? Each one could have been someone else’s Toriel. Selfish brat. Somebody is dead because of you!

Ha ragione, no?

Conclusione

Undertale è uno di quei giochi che se si ama lo si ama davvero, incondizionatamente. È un gioco molto intelligente, ben scritto, con una colonna sonora incredibile e che dopo aver finito di giocare ti spinge a ricominciare perché non sei pronto a lasciare andare alcuni personaggi. Va giocato, senza se e senza ma. Anche solo per far stare zitto l’amico fissato con Undertale.

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