Ni no Kuni II ~ Il cammino dei re

Ni no Kuni II: Il destino di un regno

Piattaforma: PlayStation 4
Software House: Level-5
Publisher: Bandai Namco
Lingua:italiano (testi), giapponese, inglese (audio)
Release: 23 marzo 2018
Note: Disponibile anche su PC.

Prima di iniziare a raccontarvi il titolo che più aspettavo tra quelli annunciati per il 2018, permettetemi di fare una piccola premessa: nel corso della mia disamina di Ni no Kuni II: Il destino di un regno, sarà impossibile per me non avere come termine di paragone il suo predecessore. Infatti, proprio da Ni no Kuni: La minaccia della Strega Cinerea nasceva la maggior parte delle mie aspettative nei confronti del suo sequel: come vi ho raccontato non troppo tempo fa in questo diario, il primo Ni no Kuni era riuscito ad incantarmi con le sue atmosfere magiche, al punto da spingermi a passar sopra a un gameplay non esattamente privo di difetti. Difetti di cui sembra fosse consapevole la stessa Level-5, ben decisa a rivoluzionare la formula per il secondo capitolo ed eliminare il faraginoso combat system ibrido del titolo PlayStation 3 in favore di una svolta action. Perciò, di fronte a un sequel che pare voler consciamente correggere i punti deboli del predecessore, è lecito aspettarsi un titolo in grado di perfezionare una ricetta già vincente sotto molti aspetti. Resta solo da chiedersi, quindi, se Ni no Kuni II sia riuscito o meno in quest’impresa.

L’alba di un nuovo regno

La storia di Ni no Kuni II inizia quando Roland Klein, presidente di quelli che sembrano tanto essere gli Stati Uniti contemporanei, viene trasportato all’improvviso in un altro mondo da una misteriosa magia. Scoprendosi ringiovanito di una ventina d’anni, il nostro Mr President si ritrova nel bel mezzo di un colpo di stato in quella Gatmandù non certo sconosciuta ai veterani della serie: il giovane ed inesperto re Evan Pettiwhisker Felix è stato deposto dal murinide Ratoleon, braccio destro del defunto padre, e rischia di finire vittima del complotto ordito ai suoi danni. Roland si schiera subito a difesa del ragazzo e si impegna a scortarlo sano e salvo fuori dal regno. Grazie al suo aiuto, Evan riesce a sopravvivere al colpo di stato, ma pagando un caro prezzo: il sacrificio della sua dama e guardia del corpo Almina, che muore proteggendolo davanti ai suoi occhi.

Rimasto senza regno, senza corona e senza familiari, il giovane sovrano decide tuttavia di non cedere allo sconforto o al desiderio di vendetta, ma di impegnarsi piuttosto con tutte le sue forze per realizzare la promessa fatta ad Almina prima che morisse: quella di creare un regno in cui tutti possano essere felici. La fondazione di questo nuovo Paese non tarda ad arrivare: dopo i primi capitoli introduttivi, Evan, con l’aiuto dei suoi nuovi alleati, libera la piana di Glinus dai briganti e ne fa il sito del suo regno, Eostaria. Per potere tener fede alla promessa fatta, il re decide di viaggiare attraverso i quattro regni conosciuti, al fine di stringere alleanze con gli altri sovrani e unire il mondo sotto un unico stendardo di pace e collaborazione.

Mettiamo subito in chiaro una cosa, per poter inquadrare al meglio il gioco: Ni no Kuni II non è un titolo story driven. Durante il suo viaggio per diventare un vero re, Evan si confronterà con le diverse realtà dei quattro regni, ognuno con le proprie peculiarità e i propri problemi: ad unire tutto non manca, ovviamente, una trama orizzontale che, con il suo antagonista, minaccia di mettere in pericolo gli equilibri del mondo intero. Eppure, questa storia, narrata in capitoli, non è il fulcro dell’esperienza di gioco: alla narrazione viene riservato decisamente meno spazio di quanto non accadesse nel primo Ni no Kuni, con un numero molto inferiore di cutscene e di eventi. Non si tratta tanto di un dato qualitativo, quanto di un mero dato quantitativo: ad una stima approssimativa, potremmo dire che Ni no Kuni II è al 35% storia principale e al 65% side content. Come in fondo suggerisce lo stesso sottotitolo, non si tratta tanto della storia di un re, quanto di quella di un regno: Eostaria, attorno a cui ruotano, come vedremo, la maggior parte dei contenuti che il gioco ha da offrirci. La trama, sotto molti versi, sembra proprio essere funzionale alle feature di gameplay ad esso relative.

Scrivo tutto questo senza alcuna delusione particolare, sia perché il gioco compensa pienamente sotto altri aspetti, sia perché la storia, a mio avviso, è comunque godibile: semplicemente, la trama e il mondo — anzi, i mondi — risultano molto meno approfonditi di quanto non accadesse nel primo Ni no Kuni e, di conseguenza, non riescono a coinvolgere e commuovere il giocatore nel medesimo modo. Bisogna, ovviamente, partire anche in questo caso dal presupposto che ci si trovi davanti a una fiaba, con tutti i limiti e cliché del genere: il “e vissero tutti felici e contenti”  è sempre dietro l’angolo. Anche se alcune risoluzioni mi sono apparse comunque eccessivamente affrettate e buoniste, il messaggio di fondo, che promuove l’unitarietà e l’accettazione del prossimo al di là delle differenze individuali, è sicuramente apprezzabile (specie se si tiene a mente un probabile pubblico giovane per il titolo) e i personaggi riescono, nella loro semplicità, a conquistarsi le simpatie di chi sta dall’altra parte dello schermo. Rispetto al primo Ni no Kuni, il cast risulta decisamente più variegato, sia per quel che riguarda il party di personaggi giocabili, sia, soprattutto, sotto il profilo dei personaggi non-giocanti, che potremo reclutare per il nostro regno.

Poteva mancare una sfrontata mascotte con accento romano? Ovviamente no: Solario è il perfetto erede di Lucciconio.

In quanto al rapporto che Ni no Kuni II ha  con il suo prequel, coesistono due aspetti contrastanti: da un lato, risulta pienamente fruibile in modo autonomo, poiché è ambientato a secoli di distanza dal primo, in un mondo quasi completamente diverso e in cui riferimenti sono pochi e vaghi (e, confesso, mi auspicavo qualcosa di più sotto questo punto di vista); dall’altro, però, sembra inaspettatamente presupporre nel giocatore una conoscenza pregressa dell’universo della serie, e in particolare di aspetti che, in questo capitolo, sono scarsamente trattati.

Tutti ad Eostaria

Il più grande punto di forza di Ni no Kuni II risiede nella sua capacità di garantire al giocatore, sin dalle primissime ore, un’immersione totale nel suo vastissimo mondo di gioco. Si tratta di un mondo meraviglioso, in grado di incantare con i suoi colori e il suo stile unico: l’impronta conferita dagli alumni dello Studio Ghibli è sempre presente e, anzi, riesce a brillare ancora di più grazie all’eccellente comparto tecnico di nuova generazione. Già dalla fine del primo capitolo, è possibile esplorare liberamente la ricca world map del gioco, un’esperienza che, come con il primo Ni no Kuni, riporta il giocatore indietro con la memoria, ai JRPG dell’infanzia. Ribadisco anche in questo diario quanto, a mio avviso, il concept stesso di world map sia stato reinterpretato e modernizzato alla perfezione da Level-5, che ha dimostrato nuovamente come, anche nel 2018, sia possibile riproporlo con successo. La mappa del mondo è ancora più ampia e variegata di quanto non lo fosse in Ni no Kuni: La minaccia della Strega Cinerea: ci sono regioni di lussureggiante foresta, terre desertiche, vette nevose, paludi inquinate, e tantissimi luoghi segreti da scoprire esplorando. Anche questa volta, si può viaggiare a piedi, per mare e per via aerea, raggiungendo ogni volta locazioni differenti. Il nuovo stile chibi dei personaggi sulla mappa del mondo, oltre ad essere semplicemente adorabile, calza a pennello.

La world map è a dir poco mozzafiato.

In  quanto a mole di contenuti, Ni no Kuni II è un titolo mastodontico, capace di riportare il giocatore a quella Golden Age dei JRPG in cui i giochi sembravano non finire mai. Non a caso, sotto alcuni aspetti sembra strizzare l’occhio a Suikoden, con tanti personaggi da reclutare per il proprio regno e la presenza di battaglie campali in cui guidare gli eserciti. Come già menzionato, infatti, lo sviluppo di Eostaria è il cuore pulsante del gioco: all’inizio, il nostro neofondato regno sarà solo poco più di un accampamento, ma nel corso del gioco potremo farlo crescere fino farlo a diventare un Paese di tutto rispetto, sia costruendo edifici e strutture, sia reclutando per il mondo Talenti da far trasferire nella nostra nuova patria.

La gestione del regno ricorda in tutto e per tutto un gestionale: tramite il consumo di una valuta speciale, i Dorados reali, è possibile edificare nuove strutture oppure migliorarle, alzandone il livello. Ogni edificio ha una propria funziona specifica: si va dal mercato, dove comprare oggetti, ad armeria e forgia, dove creare nuovi equipaggiamenti; dal laboratorio magico, in cui sviluppare incantesimi, al cantiere navale, in cui potenziare la propria nave, passando per fattorie, orti, segherie e altri ambienti in cui produrre risorse.  Ad ognuna di queste strutture, possiamo assegnare determinati Talenti ad essa affini, per svolgere ricerche o aumentare la produttività dei materiali.

Il Regno di Eostaria poco dopo la fondazione.

Costruire un regno da zero non è certamente un’attività che si completa dal giorno alla notte: per far crescere Eostaria, ci vogliono tempo, pazienza ed impegno. I Talenti da reclutare, sparsi per il mondo e disponibili in momenti diversi della storia, sono oltre cento, ognuno con le proprie caratteristiche e le proprie quest. Il solo sviluppo di Eostaria è un’attività in grado di assorbire completamente il giocatore e sa ricompensarlo per i propri sforzi con un incredibile senso di soddisfazione: non c’è niente di più gratificante di vedere crescere il proprio Paese.

L’altra meccanica stile Suikoden di Ni no Kuni II è, come menzionato, quella delle battaglie campali. Non c’è regno senza esercito, ed Eostaria non fa eccezione: Evan può scendere in campo con le proprie truppe (alcuni Talenti, infatti, si uniscono al regno con la propria brigata) e respingere briganti, mostri o altre minacce. Ogni truppa ha caratteristiche diverse, sia in quanto all’arma sfruttata (e qui entra in gioco un sistema stile sasso-carta-forbice, in cui la lancia vince sulla spada, la spada sull’ascia e l’ascia sulla lancia), sia in quanto ad abilità da scatenare in battaglia. A guidare i soldati è ovviamente Evan, che può incitarli con i comandi reali — i quali rendono efficaci gli attacchi a prescindere dalle armi — costruire basi ed utilizzare la potenza militare per riempire i ranghi dopo gli attacchi nemici. Sono diverse le battaglie da combattere per la world map: la maggior parte sono opzionali, ma la meccanica è comunque presente anche nella storia principale, e in alcuni dei suoi momenti più salienti.

Largo all’azione!

La maggior parte degli scontri non avviene però con l’esercito, bensì combattendo in prima persona. Ni no Kuni II sfoggia un combat system da action RPG semplice, intuitivo e divertente. Ogni personaggio può equipaggiare fino a tre armi a corto raggio da alternare in battaglia, a seconda del loro livello di carica, e un’arma a lungo raggio: si possono perciò alternare attacchi leggeri, attacchi pesanti e attacchi a distanza. Se l’indicatore dei punti abilità, che si ricarica attaccando, lo consente, si possono sfruttare anche tecniche e magie, che spesso hanno effetti devastanti sui nemici. Sul campo di battaglia ci si muove liberamente, saltando, schivando e parando: all’interno dei dungeon, non c’è transizione tra esplorazione e scontri, a differenza di quanto avviene sulla world map.

Ad aiutarci in battaglia, inoltre, ci sono  i Cioffi: questa creaturine magiche ci supportano con abilità sia passive, sia attive, che si possono innescare entrando nei cerchi che formano. Anche se se ne possono sfruttare solo quattro alla volta, i Cioffi da reclutare sono tantissimi, ognuno con le proprie caratteristiche: trovarli tutti è un altro dei tanti extra che il gioco ci offre.

Seppur la varietà di armi sia piuttosto limitata (tre corpo a corpo e tre a distanza), ogni personaggio giocabile ha un proprio stile di combattimento ben definito, il che rende il party piacevolmente variegato. Durante gli scontri, è possibile utilizzare tecniche ed incantesimi, grazie a una barra di punti abilità che si ricarica attaccando. Le animazioni di battaglia sono semplicemente stupende: ad una grande ricchezza di effetti si concilia un’ineccepibile fluidità ed ogni scontro è una gioia anche per gli occhi. Bisogna inoltre spendere qualche parola per l’intelligenza artificiale degli alleati, grande tallone d’Achille del primo Ni no Kuni: ebbene, dite addio ai Magibarriera a caso, perché questa volta gli alleati si comportano sempre con giudizio, tanto che difficilmente li vedrete a terra a spazzare il pavimento, emulando le gesta di Ester ed Arsuino.

Che numeri, Mr President!

L’unica pecca di questo combat system totalmente rivoluzionato rispetto al predecessore, e migliorato sotto ogni aspetto, risiede nella difficoltà, talvolta eccessivamente bassa nella main quest, soprattutto nelle fasi iniziali. Nella mia esperienza personale, ho trovato i primi capitoli troppo facili, ma ho riscontrato un bilanciamento decisamente migliore nei successivi: tuttavia, Bandai Namco pare aver fatto saggio uso dei feeback dei giocatori, introducendo nuove modalità di difficoltà con l’ultimo aggiornamento. C’è da dire, comunque, che il giocatore in cerca di sfida troverà comunque pane per i suoi denti al di fuori della storia principale: grazie a dungeon extra dalle meccaniche particolari, i Labirinti onirici, e mostri speciali a cui dare la caccia, le Creature del maleficio, Ni no Kuni II riesce a mettere alla prova a discapito della modesta difficoltà di alcuni boss di trama.

Le meraviglie dei Cinque Regni

Come già detto, Ni no Kuni II compiace l’occhio del giocatore come pochi altri JRPG. I disegni di Yoshiyuki Momose prendono vita in un tripudio di colori degno di un film d’animazione: il character design conserva il tratto distintivo stile Studio Ghibli e, a mio avviso, risulta più incisivo e riuscito di quello del primo Ni no Kuni. A Momose e al team Level-5 va il merito, inoltre, di aver creato oltre cento personaggi unici per Eostaria: ci sono abitanti di ogni età e razza, ognuno con un design ben distintivo.

Riuscitissime sono anche le location che fanno da teatro agli eventi della trama principale. Ciò che più ho apprezzato è il fatto che ognuna delle città principali abbia un’atmosfera totalmente diversa dalle altre, in linea con i valori e la storia del Regno che rappresenta: se per esempio Canghai, patria del gioco d’azzardo, è chiassosa e colorata, a Talasside, si respira un’aria soffocante e malinconica, diametralmente opposta. Le mappe sono piacevolmente articolate, ricche di viuzze, vicoli e scorciatoie: perdervisi è un piacere. L’esplorazione è incoraggiata dal fatto di avere a disposizione, sin dal secondo capitolo, la funzione di viaggio rapido, che dona al giocatore massima libertà per la maggior parte del gioco. Con oltre duecento quest da completare, cento Talenti da reclutare, altrettanti Cioffi da scovare e un discreto numero di nemici e dungeon extra a cui dedicarsi, è bene potersi muovere come e quando si vuole.

La coloratissima Canghai è sicuramente la mia location preferita.

La colonna sonora porta ancora una volta la firma di Joe Hisaishi, storico compositore dello Studio Ghibli: seppur il suo nome sia, anche in questo caso, garanzia di qualità, ho trovato le tracce meno variegate ed ispirate del predecessore. Il doppiaggio, disponibile sia in inglese che in giapponese, è a mio avviso ottimo in entrambe le versioni; qui, però, è necessario aprire una parentesi sulla localizzazione. Audio inglese e testi italiani risultano infatti un’accoppiata pessima: il più delle volte sembrano andare ognuno per la propria strada, rendendo fastidioso, per chi mastica bene l’inglese, leggere dei sottotitoli che non corrispondono a quanto viene effettivamente detto dai doppiatori. Un esame un po’ più attento rivela che è stato il team di localizzazione inglese a prendersi diverse licenze sullo script nipponico, come è evidente del resto dagli stessi nomi dei personaggi: la versione italiana, al contrario, ricalca molto più fedelmente l’originale. Si pensi a Shanty, chiamata così nella versione italiana e in quella giapponese, che in inglese diventa Tani; o Cecilius, ribattezzato Leander dal team oltremanica. Per tutte queste ragioni, la scelta di giocare con il doppiaggio nipponico si è rivelata per me la migliore. A prescindere da questo excursus, va lodato il lavoro svolto per l’adattamento italiano, che risulta sia molto ispirato, sia pienamente in linea, in quanto a terminologia, con il precedente capitolo.

Conclusione

Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno è un titolo in grado di offrire al giocatore ore e ore di contenuti, garantendo un’immersione pressoché totale nel suo mondo magico e colorato. Riesce a correggere egregiamente tutte le lacune del predecessore sul fronte del gameplay, ma non riesce a replicarne il successo sul fronte narrativo, presentando purtroppo una trama ben più esigua e carente. Nonostante la storia non sia il suo punto forte, Ni no Kuni II brilla per ricchezza di side content, cura delle ambientazioni e funzionalità del combat system. Se cercate un titolo story-driven dai toni adulti, guardate altrove; altrimenti, lasciatevi incantare dalla magia e iniziate a costruire il vostro regno.

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Founder & Admin
Vorrei craftare come una protagonista di Atelier, vivere nel mondo della serie Trails, o almeno evocare un Persona dell’Empress arcana. Mi accontento di professare amore per tutte queste cose (e gli RPG in generale). Nel tempo che resta, studio lingue e coccolo gatti.

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