Koudelka ~ A Gothic Horror Tale

Koudelka

Piattaforme: Playstation
Software House: Sacnoth
Publisher: SNK
Lingua: italiano (AUDIO E TESTI)
Release: 29 settembre 2000

 

Avete mai pensato che la serie di Final Fantasy fosse un po’ troppo infantile per i vostri gusti? Vi è mai sembrato che l’approccio con cui affrontasse certi temi importanti fosse sì profondo, ma mai sufficientemente adulto? Non sareste i primi ad averlo pensato. Ancora prima di voi, Hiroki Kikuta, compositore alle dipendenze di Squaresoft, lo rimuginò a suo tempo. Da questo pensiero, nacque in lui il desiderio di creare  il videogioco dei suoi sogni. Un gioco di ruolo adulto, per il palato di chi preferisce un prodotto maturo, con tinte dark e horror. Questo desiderio crebbe specialmente dopo lo scarso successo di Sokaigi, gioco di ruolo per Playstation di cui Kikuta compose la colonna sonora.

E fu così che lui abbandonò il suo nido insieme a un paio di suoi colleghi, fondando la Sacnoth. Da questa compagnia, sotto la sua direzione, nacque solo un titolo: Koudelka. Pubblicato nel dicembre del 1999 in Giappone su Playstation, questo ricevette al tempo diverse recensioni negative, specialmente legate al sistema di combattimento. Ma secondo me potrebbe esserci del buono nell’RPG gotico più sensuale che ci sia. Ed è per questo che decido di parlarvene, in quest’anno che ne segna il suo ventesimo anniversario.

MEET THE WITCH

 


Dove tutti vanno, e tutti devono andare, per tornare a ciò che ero, e rinascere nella vita e nel dolore.

Edward Plunkett sul monastero di Nemerton, citando Lord Byron

 

Aberystwyth, Galles, 31 ottobre 1898. In questa regione nebbiosa si erge l’imponente monastero di Nemeton, fondato nel IX secolo da San Daniele come fortezza per difendere l’umanità dagli spiriti maligni. Dieci secoli dopo, tre persone s’incontrano nella stessa notte per tre diverse ragioni:

  • Koudelka Iasant – la protagonista della storia. Lei è una zingara gitana, che vive ai margini della società a causa delle sue doti di medium, bandita dalla sua terra natia. Viene convocata in Galles da uno spirito femminile senza nome in cerca di aiuto.
  • Edward J. Plunkett – un cacciatore di tesori inglese senza scrupoli. Dopo aver ricevuto notizia che nell’edificio vive un nobile facoltoso, non resiste alla tentazione di poter fare suo il patrimonio che custodisce.
  • James O’Flaherty – un vescovo irlandese. Lui si trova nel Galles per conto del Vaticano, in missione per ritrovare un manufatto sottratto dalla biblioteca del pontificio.

Il trio, al suo arrivo nell’antico luogo di culto, viene attaccato immediatamente da diverse entità sovrannaturali. Nonostante la loro indole li porti a non fidarsi l’uno dell’altro, i tre formano comunque un gruppo, così da avere più chance di sopravvivere. Capiscono da subito che qualcosa di inenarrabile e truculento è accaduto tra le mura del monastero. Ogni stanza pullula di mostri, sangue, e cadaveri, e l’odore di morte è insopportabile. Il loro unico modo per riuscire a uscire vivi da quest’avventura è quello di svelare il mistero su quanto sia accaduto prima del loro arrivo. E la comprensione delle ragioni che li hanno davvero portati ad incontrarsi in questa notte del 1898, proprio quando sorge il giorno di Ognissanti.

Il cast di Koudelka

UN ALTRO LIVELLO DI NARRAZIONE

Già dalla presentazione dei nostri personaggi, viene messo in chiaro che abbiamo a che fare con dei protagonisti atipici, un’intera squadra di antieroiKoudelka non è una buona samaritana. Ha una sua idea di bene e male, ma non è ingenua, e ha subito abbastanza dolore da sapere che non può aprirsi e concedersi al prossimo facilmente. Il suo essere una strega l’ha condannata da quando aveva nove anni ad essere temuta e demonizzata da chiunque la conosca. Ciononostante, in fondo al suo cuore si cela un animo nobile, ed è pronta a tendere una mano verso il prossimo. Cosa che dimostra fin dall’inizio, soccorrendo un morente Edward nell’opening di gioco.

Un primo piano della protagonista offerto dal gioco, questo spiega l’aggettivo sensuale e gotico sullo slogan.

Edward Plunkett è un uomo con una morale solida e dei valori concreti. Ma in quanto cacciatore di tesori, è pronto a chiudere un occhio sulle sue stesse azioni, se queste gli portano dei vantaggi. In una delle scene forti del gioco in particolare si dimostra molto spietato, freddando un ladro che li ha attaccati, disarmato e in preda al terrore. Il suo reato? Aver provato ad ucciderli. Errore che non gli permetterebbe mai di commettere due volte. Anche lui, come Koudelka, nonostante dia l’impressione dello spaccone da strada, in realtà è un uomo colto, e adora la poesia dei narratori romantici inglesi del 1800. In particolare, durante la storia ci delizierà con delle citazioni di Lord Byron, come quella che vi ho lasciato scritta in precedenza, e di Shakespeare.

James pare essere l’unico elemento che possa controbilanciare il cinismo dei suoi compagni, con la sua religione e la sua devozione alla Chiesa. Ma anche il vescovo nasconde sotto la tonaca i suoi scheletri. E i suoi potrebbero essere molto peggiori degli altri. Da uomo di fede, il suo criterio di valutazione delle persone dipende dal credo, e per lui i suoi compagni di squadra sono dei blasfemi senza Dio. In particolare Koudelka mette in luce le contraddizioni del suo animo, portandolo a definire i barboni immondi peccatori meritevoli della morte.

Ispirandosi a diversi racconti, Kikuta offre allo spettatore un mix narrativo tra il nostrano Il nome della rosa, di Umberto Eco, Carnacki il cacciatore di fantasmi di William Hodgson, e Il caso di Charles Dexter Ward, di H. P. Lovecraft. Ed è proprio su questo punto che Koudelka offre il massimo a livello artistico: la sua storia.

Tanto originale quanto macabra, la narrazione di ottimo livello sa instillare efficacemente la curiosità nel giocatore, e caratterizza molto bene i suoi tre protagonisti. Complice in questo successo è anche un doppiaggio di altissimo livello, completamente localizzato in italiano da professionisti, rendendolo di fatto unico nel suo genere nella Playstation. Vi basti pensare che per avere un altro doppiaggio di tale livello in italiano dovremo aspettare Splinter Cell anni dopo, il cui protagonista Sam Fisher viene doppiato da Luca Ward, uno dei doppiatori più apprezzati nel suo ambiente.

Nel corso di una sola maledetta notte, avrete modo di conoscere le ideologie dei tre personaggi, i loro contrasti, e i loro drammi interiori. Il tutto con un pizzico di dialoghi elevati da citazioni poetiche azzeccate che tengono la narrazione su un altissimo livello, uno stile che ricorda molto Il mondo nuovo di Aldous Huxley, che mescola narrativa shakespeariana al quotidiano, senza sacrificare però l’aspetto emotivo. Saranno molti i momenti di pathos in cui sarà difficile non entrare in sintonia con i protagonisti, nonostante il loro cinismo. Nelle atmosfere macabre, nei flashback distorti, e nel mistero che circonda il monastero, trasuda chiaramente ciò che è l’idea che Kikuta vuole trasmettere. E ci riesce. Per le sue quindici ore, ed i suoi quattro dischi, Koudelka vi trascina in un universo spaventosamente realistico, terribile, ripugnante, ma che vale assolutamente la pena di esplorare.

Una stanza arredata con una sobria ghigliottina usata da poco.

RPG O SURVIVAL HORROR?

Koudelka è un titolo strutturato a metà tra un survival horror e un RPG. Ma prima ancora che pensiate a Parasite Eve, fermatevi, state sbagliando strada. Questo sarebbe stato il sogno proibito di Kikuta: un RPG con meccaniche da survival horror. Purtroppo, piuttosto che puntare su un titolo più action, dei dissapori all’interno di Sacnoth fecero si che il gameplay fosse molto più vicino a un Final Fantasy, mantenendo però le stesse inquadrature alla Resident Evil durante le esplorazioni. Ed è così che, mentre vi sembra di giocare ad un Resident Evil, arriva un incontro casuale con un nemico. Ma non potete affrontarlo così facilmente. Dovrete sconfiggerlo destreggiandovi su una griglia 5×5, nella quale si combatte a turni, come in un RPG strategico qualsiasi.

Questo attrito tra i due generi, col passare del tempo, pesa sempre di più. E in verità non amalgama mai davvero l’esperienza di gioco, piuttosto da un lato smorza l’atmosfera da paura, cancellando la suspence con i suoi incontri casuali. Dall’altro, a qualche veterano degli strategici potrebbe seccare il fatto di risolvere enigmi su enigmi e girovagare così tanto per forza di cose. Insomma, il risultato è un gran bel pasticcio. Ma intendiamoci, ciò non significa che non ci siano pregi nel gameplay degni di nota. Anzi.

Prendendo in esame la parte survival horror possiamo apprezzare e lodare l’atmosfera gotica del monastero: corridoi stretti e imponenti, pavimenti di legno che scricchiolano, stanze delle torture,  sangue e cadaveri a iosa. Il tutto con minuzia di dettagli e un pizzico di sadismo. Il gioco di silenzi alimenta in modo efficace la paura, lasciando il giocatore solo con la desolazione e il tormento dei morti, la cui anima non trova pace, e spaventandolo con rumori casuali di porte aperte e passi. Inoltre, elemento immancabile in un horror anni 90, ci sono i puzzle da risolvere, che vi garantiscono un po’ di via vai per l’edificio e un po’ di sana spremitura di meningi. E non mancano i diari degli sventurati che si sono avventurati in questo luogo dimenticato, che raccontano con macabra cura smembramenti, torture e crudeltà che fanno rabbrividire molti cattivi dei classici RPG.

La parte ruolistica di tutto il gameplay invece si concentra nel sistema di combattimento. Apparentemente caotico e dispersivo, soprattutto al primo impatto, si dimostra invece molto profondo e ben studiato. Mi ci sono volute onestamente due run per apprezzarne a fondo i suoi pregi e descriverveli adeguatamente. Immaginate di avere tra le mani un Fire Emblem, con però alcune delle statistiche di un D&D per la costruzione di un personaggio. Ci siete?

Della serie Fire Emblem possiamo trovare l’evoluzione temporale delle capacità dei vostri protagonisti. In poche parole, più utilizzate un’arma o una magia, più questa si potenzia. E possiamo constatare anche il fatto che ogni equipaggiamento possieda una sua durata. Dopo un certo numero di attacchi, questo si spacca, lasciandovi a mani nude nel bel mezzo della battaglia. Gli archi invece, così come altre armi a lunga gittata come pistole e fucili, oltre a subire le intemperie dell’utilizzo, possono soffrire di un altro male: la mancanza di munizioni.

Ora immaginate di applicare tutte le classiche regole degli RPG strategici, ma con delle statistiche diverse. Ed è così che il numero di HP viene determinato dalla Costituzione, o Vitalità, la quantità di MP dalla Devozione, e l’efficacia degli attacchi magici dalla Concentrazione. Di base gli altri parametri classici, Forza, Intelligenza, Agilità, Destrezza, e Fortuna, restano inalterati. Ad ogni aumento di livello ricevete 4 punti abilità, che potete assegnare liberamente a ciascuna qualità di vostra preferenza, permettendovi così un ampio livello di presentazione. Ed è così che potete anche trasformare Koudelka da medium a paladina. E con questo ho detto tutto.

La schermata di combattimento di Koudelka

Gli altri attributi canonici dei giochi di ruolo non mancano. Gli status alterati sono presenti, e sono tre: veleno, silenzio, e paralisi. Gli elementi invece sono i classici quattro: fuoco, acqua, vento, e terra; che seguono uno schema di debolezze reciproco facilmente intuibile. Le uniche cose che cambiano davvero sono i nomi delle magie: Bagliore per il fuoco, Geyser per l’acqua, Tornado per il vento, e Megalith per la terra. E non mancano quei classici incantesimi di potenziamento, dai nomi incredibilmente esplicativi, come Rinforza Agilità. Gli oggetti sono ispirati invece alla vita reale. Ed è così che per recuperare un po’ di HP si mangia del pane, o del formaggio, e per rianimare un compagno caduto si usa il whiskey, come da tradizione irlandese.

Dopo aver parlato tanto delle due metà di questo gioco, se le unite cosa si ottiene? Un titolo il cui dualismo rende complicata la sua giocabilità, talvolta frustrante, sia per i tempi di caricamenti elevati sia per la lentezza dei combattimenti a turni. Ma per chi riesce a sorvolare questi aspetti negativi si cela un’esperienza di gioco tutto sommato piacevole, oltre che interessante tutt’oggi.

PLAYSTATION AL TOP 

Koudelka tecnicamente può vantare un comparto di pregevole fattura. Al doppiaggio, e alla qualità degli scenari, si aggiungono dei Full Motion Video spettacolari, sempre doppiati, che fanno la loro figura. Degna di nota anche l’ispirazione che trasuda da ogni singolo fondale realizzato dal team Sacnoth, istruito da Kikuta con un viaggio in Galles, a Pembrokeshire, per esaminare l’architettura degli edifici antichi situati lì. Anche il character design, affidato a un giovane Yuji Iwahara, è di ottima qualità, rappresentando con cura di dettagli i protagonisti della nostra storia. Lo stesso Yuji nello stesso anno ha avuto modo di deliziare i suoi fan con uno spin-off di Koudelka su manga, ben realizzato e consigliato, qualora vi piaccia la storia di questo gioco.

A questo comparto grafico viene accompagnata una colonna sonora molto povera, ma scelta appositamente per un gioco che per la maggior parte del tempo vive di silenzi e rumori ambientali. Quando deve, questa fa il suo dovere egregiamente. Il battle theme non è memorabile, ma il boss theme per fortuna rimedia con una canzone che rimane tutt’ora peculiare, e difficile da dimenticare.

Purtroppo c’è da ammettere che altrettanta ispirazione e cura non vi sono stati nel design dei mostri. Alcune volte vi potete trovare di fronte a dei trionfi della follia lovecraftiana, con arti ricuciti con sadico disordine formando una poltiglia indefinita. Altre, invece, potete ammirare dei semplici fantasmi in posa da pensatore. E come detto in precedenza, anche i tempi di caricamento risultano davvero difficili da digerire, specialmente durante i lanci delle magie.

Pyramid Head direttamente da Silent Hill capovolto? Chi lo sa.

UN FELICE EPILOGO

Purtroppo, Koudelka fu punito per via dei suoi fattori negativi da critica e pubblico, e questo mandò in bancarotta la Sacnoth. Per fortuna, gli sviluppatori della software house fecero loro il sogno di Kikuta. E mentre lui abbandonò la direzione per dedicarsi alla pubblicazione di colonne sonore e album in proprio, i suoi ex dipendenti si rimboccarono le maniche. Dai loro sforzi nacque la Nautilus, casa che sviluppò dopo qualche anno il sequel diretto di Koudelka: Shadow Hearts, che prese tutti i pregi del suo predecessore, correggendone i difetti.

 

Conclusione

In poche parole Koudelka è un piccolo gioiello per Playstation, ed è una valida aggiunta al ricchissimo parco RPG della console. Purtroppo, a causa di qualche dissapore nel team e la mancanza di fondi, ci sono delle note dolenti che rendono l’esperienza di gioco complicata. Ma non per questo non ne vale la pena, anzi! La storia che propone, raccontata in modo così macabro, fa concorrenza ai survival horror del tempo, e la cura nella trasposizione di elementi fantastici nella realtà rende onore ai più grandi narratori novecenteschi dell’orrore. Inoltre non potrete fare a meno di innamorarvi dei suoi personaggi, così bizzarri, ma allo stesso tempo così profondi, e così veri. A chi possiede la pazienza di sorvolare i lunghi tempi di caricamento e il mix di generi non riuscito viene riservata un’esperienza di gioco che non sarà facile dimenticare.

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Redattore

Di giorno programmatore, di notte videogiocatore. Se c’è una cosa che adora, al di lá della chitarra, della programmazione, e di tutto ciò che riguarda la fantascienza, sono proprio i j-RPG. Non può vivere senza Panzer Dragoon Saga (da cui deriva il nick), Shadow Hearts, Final Fantasy X, e Digital Devil Saga.

2 Commenti

  1. A me Koudelka piacque molto – più dei primi due Shadow Heart, pur molto carini, ma via via meno seri, specialmente il secondo.
    E la colonna sonora la adoro , specialmente le versioni live di alcuni brani.

    Un aspetto buono è la durata, dato che il gioco finisce prima di stufare.
    Certo, la seccatura dei finali me la sarei risparmiata (nella prima partita ho buttato la collana di Koudelka e ho subito un game over irreversibile, un vero bad ending) e di fatto, non ho mai visto il finale ufficiale, ma pazienza!

    Spero che qualcuno lo ripubblichi, mi ha colpito molto 😉

    1. Ciao, grazie per il tuo commento! Diciamo che è vero ciò che dici, Shadow Hearts in un certo punto ha sacrificato ha tolto un po’ dall’elemento macabro, per prendersi un po’ meno sul serio, però mi è comunque piaciuto più di Koudelka, anche per il battle system più dinamico. Ma sono d’accordo con te, specialmente nel secondo capitolo, Covenant, il gioco propone delle side quest davvero ridicoli. Ma esilaranti, diciamo che le adoro anche per il fatto che sono troppo assurde.
      Verissimo, quell’aspetto di Koudelka è abbastanza irritante, però di per sé è interessante come scelta, perché il gioco enfatizza molto la collana, come per dirti:”Guarda che è importante, ritrovala!!”. Nonostante la seccatura, mi è piaciuta questa cosa.
      Sono tra quelli che vorrebbe con tutto il cuore una sua ripubblicazione, ma ahimè, penso che per una questione di diritti non ne vedremo mai la luce. Sempre che, ancora peggio, Nautilus non abbia perso il sorgente di Koudelka durante la transizione post-Sacnoth. Speriamo bene!

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