Song of Memories ~ Melodia Nostalgica

Song Of Memories

Piattaforme: Playstation 4, PC tramite Steam
Software House: Future Tech Lab Co. & Pure Wish
Publisher: PQube
Lingua: inglese (AUDIO E TESTI)
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Release: 1 Febbraio 2019 (Europa)

 

Nel ventunesimo secolo tante cose sono cambiate circa il parco titoli europeo di console nipponiche come Playstation 4 e Nintendo Switch. Questa differenza si denota specialmente in due fattori. Primo: un aumento di titoli con una grafica stile anime, o adattati direttamente da manga e serie televisive. Secondo: le visual novel non sono più un prodotto esclusivo del Sol Levante, ma anche europeo.

In particolare Sony, tramite publisher come PQube e Aksys, ci ha deliziato con delle perle quali Steins;Gate, Muv-Luv, e Danganronpa. Oggi si parla di uno dei prodotti che PQube ha deciso di proporre al suo pubblico europeo: Song Of Memories. La pubblicità lo presenta come l’ennesimo titolo dove la musica e l’amore sono la chiave per la salvezza dell’umanità. E delle ragazze definite in gergo moe: carine, prosperose, e ingenue. Ma questa volta in mezzo a questo miscuglio ci sono elementi j-RPG e Rhythm Game.

Inutile dire che io non abbia resistito. Adoro Ar Tonelico. Amo titoli come Elite Beat Agents e Demyo. Mi diverto tantissimo coi giochi di Hatsune Miku. Serve altro per convincermi? Sedetevi, e godetevi questo viaggio cognitivo dedicato a un titolo che sembra banale e scontato, ma in realtà ha tanto da raccontare.

ZOMBIE VS VOCALOID?

Il protagonista della nostra storia, nonché personaggio di cui abbiamo il controllo, è Minato Kamishiro, un classico liceale giapponese. Lui vive nella pacifica città di Utanami insieme a sua sorella Fuuka, di cui si prende cura da quando i genitori sono morti. La loro vita sta per essere stravolta da una loro amica d’infanzia, Kanon Haaragi, che è in via di dimissione dall’ospedale dove è ricoverata per via di una grave malattia genetica.

Tra gli effetti personali di Kanon, Minato trova uno smartphone con una misteriosa app, dalla quale cinque vocaloid si materializzano: le Dream 4 You. Le ragazze al loro interno non conoscono il loro scopo, ma sanno di saper cantare bene, e che le loro melodie hanno un effetto sulla realtà che le circonda. E realizzano a pieno questa verità quando riescono a proteggere Minato e i suoi compagni di classe da un misterioso mostro. Di lì a poco, una strana epidemia si diffonde a Utanami. Le ragazze perdono il controllo, diventano più aggressive, e si trasformano nella stessa creatura che Minato ha fronteggiato. Solo lui può fermare questa scia di sangue, con l’aiuto delle Dream 4 You.

La struttura narrativa di Song of Memories è quella del classico harem, nella quale il protagonista può scegliere una delle ragazze con cui interagisce per intraprendere con lei una relazione. E da questo punto di vista avete a disposizione un’ampia scelta:

  • Kanon Hiiragi: l’amica d’infanzia di Minato, di cui lui si prende cura vista la sua malattia genetica. Dolce e timida, Kanon è la classica ragazza acqua e sapone, che necessita però di ulteriori attenzioni.
  • Fuuka Kamishiro: la sorella di Minato. Fortunatamente gli sviluppatori non sono così terribili, e vi mettono subito al corrente del fatto che lei in realtà sia la sua sorellastra, e questo fa sì che lei sviluppi segretamente una cotta per suo fratello. Dispettosa, capricciosa, ma pronta a qualsiasi sacrificio per il suo amore.
  • Yuno Wakatsuki: compagna di classe di Minato e promettente stella della ginnastica artistica. È probabilmente la più intraprendente tra le contendenti, anche se il termine corretto per definirla sarebbe la perfetta ingenua. Raramente si separa da Satsuki, la sua senpai e migliore amica.
  • Satsuki Tsushima: rappresentante d’istituto della scuola che frequenta Minato. Nel gioco viene introdotta come la classica tsundere, la ragazza sociopatica. E questa definizione non si discosta molto dalla realtà.
  • Akira Tsukamono: donna misteriosa che compare nella città di Utamane proprio quando si materializza la creatura misteriosa. Sta a Minato decidere se scoprire chi sia e quali siano le sue intenzioni.
  • Natsume Kurihara: una matricola dell’accademia di Minato, timida oltre misura e con seri problemi d’integrazione sociale.

A questo gruppo si aggiungono le vocaloid, con le quali potete interagire, ma essendo degli ologrammi naturalmente non potete avere alcuna storia d’amore con loro:

  • Misaki: apparentemente la leader del gruppo, molto dolce e apprensiva. Le piace parlare e guardare anime. Rappresenta l’elemento Fulmine.
  • Tsukasa: se vi siete mai chiesti come sarebbe Tony Hawk se fosse femmina, avete la risposta. Perfetto maschiaccio, adora parlare con uno slang da ghetto e praticare skateboarding. Rappresenta l’Acqua.
  • Azumi: letteralmente la più focosa del gruppo, rappresentando l’elemento Fuoco, pun intended. Adora i film horror, e possiede un forte senso dell’ironia.
  • Karin: la controparte giunonica di Misaki, rappresenta il Vento. Adora disegnare.
  • Riko: se non fosse per Tsukasa, sarebbe la più scontrosa del gruppo, ma in realtà è solo una delle più mature. Adora i videogiochi. Rappresenta la Terra.

UN HAREM FUORI DAGLI SCHEMI

Prima ancora del sistema di combattimento, la prima cosa che ho voluto testare con molta diffidenza, per questo titolo fuori dal comune, è stata la sua struttura narrativa. Alla base della mia scelta c’è il fatto che il mercato sia saturo di videogiochi, manga, ed anime, che propongono un harem come pretesto per tirare su una storia. E di questi, onestamente solo pochi media sono riusciti a fare breccia in me, per fare degli esempi Katawa Shoujo e Stella Glow.

Per fare ciò, mi sono inizialmente messo in testa di fare tutte le storie d’amore più improbabili. Sorprendentemente, a seconda delle proprie scelte Song of Memories già dopo la prima ora personalizza la vostra esperienza, e la plasma in base a quelle che sono le vostre risposte ai vari eventi. E ciò mi ha subito sorpreso in positivo, portandomi a puntare sulle ragazze che ho trovato più affini rispetto ai miei gusti: Fuuka e Natsume.

Nella prima run, con la scelta di Fuuka ho avuto modo di saggiare ed apprezzare la fermezza di carattere di Minato. In molti media basati sull’harem abbiamo a che fare spesso, e malvolentieri, con un protagonista fuori dalla realtà. Eccessivamente timido, sentimentalmente ritardato, e sordo ad ogni richiamo amoroso. Lui invece è gentile, altruista, espansivo, maturo, ma non per questo immune al fascino femminile. Ed è così che si creano alcuni siparietti che sono puramente romantici, e lasciano dentro lo spettatore delle emozioni sincere verso chi ha deciso di proteggere.

Nella seconda invece ho puntato sull’unico personaggio anomalo: Natsume. Il perché sia anomalo non lo posso dire, in quanto sarebbe uno spoiler. Però posso illustrarvi il fatto che lei sia la più timida di tutte le ragazze. E stranamente nessuno sembra notare la sua presenza in qualsiasi evento. In questo caso ho avuto modo di provare un’esperienza fuori dalla classica route di una visual novel, e ne è valsa totalmente la pena.

In seguito sono arrivate le altre ragazze. E sono rimasto piacevolmente colpito dalla vastità dell’albero delle scelte che questo titolo propone, offrendo al videogiocatore una nuova prospettiva della storia principale ad ogni partita. Inoltre è possibile saggiare anche la coerenza della storia che gli sceneggiatori hanno messo in piedi. In tutte le run è possibile riconoscere degli eventi che sono in linea con le altre scelte. Per fare un esempio, se decidendo di continuare la vostra avventura con la ragazza X, Y scappa di casa, nel momento in cui la prescelta sarà Y avrete modo di approfondire questo aspetto. E X si comporterà in modo molto simile rispetto a ciò che avrebbe fatto nella sua storia.

Ultimo, ma non meno importante, è possibile apprezzare anche un altro aspetto ben curato di questo titolo, il carattere delle protagoniste. Queste difficilmente rientrano negli stereotipi tipici degli anime giapponesi. Ci sono dei piccoli aspetti che danno un rimando a un certo tipo di personaggio, ma il loro approfondimento le rende delle ragazze con un grande spessore, e, nonostante il tempo che vi viene concesso per conoscerle sia poco, è possibile farsi un ottimo quadro della loro personalità.

La longevità garantita da questo gioco è di una ventina di ore circa per tutte le routes, grazie a questa trama molto articolata ma coerente. In ogni partita vi aspetta un nuovo dettaglio, e una nuova sfaccettatura delle emozioni di tutte le ragazze. Oppure un nuovo aspetto del cuore della vicenda che si sblocca proprio perché scegliete una route specifica. Insomma, se siete curiosi si trova sempre un motivo valido per iniziare la stessa storia, ma con un’altra eroina.

Una schermata di Song Of Memories

COMBATTERE? NO, GRAZIE

Dopo aver parlato tanto dell’aspetto narrativo, è il momento di passare in rassegna il sistema di combattimento. In Song Of Memories lottare non è mai stato così facile.

Come nella maggior parte dei classici j-RPG, gli scontri sono casuali. Però qui stiamo parlando di una Visual Novel, per cui una domanda sorge spontanea, come ci si muove? In diversi frangenti del gioco vi appare una minimappa, nella quale vi viene chiesto in quale punto della città vorrete spostarvi. Ed è qui che potete incontrare degli avversari. Ad onor del vero ad affrontarli in realtà ci pensano le vocaloid, mentre le mazzate le prende Minato dato che loro sono degli ologrammi.

Il menù di combattimento è molto minimalista, e vi permette di scegliere pochissime opzioni: scappare, cantare una canzone offensiva, o una canzone di cura. In basso a destra dei cuoricini rappresentano gli HP, la barra della salute di Minato. Se questi finiscono, sarà Game Over per voi. Un’altra barra fondamentale nel corso del gioco compare solo quando avete scelto di attaccare, e sono i Song Points delle ragazze, che sono l’equivalente dei classici MP. Per poter cantare, dovete avere abbastanza Song Points, altrimenti non potete fare niente, se non utilizzare melodie curative.

Il menù di combattimento

Gli unici parametri da tenere a mente nel corso del combattimento sono gli elementi, i cinque citati durante la presentazione delle vocaloid, gli HP, e i SP. Non esiste la velocità, ad ogni vostro turno ne corrisponde uno dell’avversario. E non esistono attacco e difesa, esistono solo attacchi che infliggono una quantità prestabilita di danni, per cui una volta acquisite delle canzoni sufficientemente forti siete sicuri di sconfiggere anche i boss più forti in breve tempo. Allo stesso modo i nemici vi danno sempre le stesse mazzate, non importa il livello.

L’unica cosa che potete fare per infliggere più danni è superare un minigioco ad ogni canzone, ed è qui che entra in gioco la parte rhythm. I veterani di Hatsune Miku si riconosceranno immediatamente nella schermata che compare ad ogni attacco. Per chi non lo conoscesse, nella pratica compaiono dei bottoni in punti casuali dello schermo, con un cerchio bianco che diventa più stretto. Il vostro scopo è premere il tasto rappresentato sul bottone al momento giusto, e andare a ritmo con il motivo, aumentando così una barra ai lati, la RhythmShock, che rappresenta la potenza dell’attacco. Più note ci sono in questo indicatore, più efficace sarà la canzone. Per alcuni pezzi è molto facile seguire il ritmo, ed eseguire mosse potenti, per altri è più complicato, soprattutto a causa di alcuni errori di sincronizzazione tra il beat e il momento esatto in cui si preme il bottone.

Per fortuna gli sviluppatori si fanno perdonare abbondantemente per questa mancanza. Infatti l’aspetto più carino di questo sistema di combattimento è proprio la colonna sonora, con diversi motivi molto orecchiabili e piacevoli. E questi possono essere cantati sia in solo che con tutto il coro di vocaloids, potendone apprezzare diverse sfumature.

Un esempio di schermata per una canzone in coro durante il combattimento.

La pecca di tutto ciò invece è il picco di difficoltà eccessivamente elevato all’inizio, perché i boss sono troppo forti rispetto a Minato. Per fortuna il gioco viene in vostro soccorso, e vi permette di saltare le battaglie e guadagnare comunque esperienza. Tutte le battaglie, nessuna esclusa. A questo punto vi chiederete che senso abbia combattere in un gioco in cui si vince anche senza battaglie. Semplice. Lo si fa per il puro piacere di sentire la colonna sonora, e di vedere le vostre cantanti in azione. È pur sempre vero che ciò riduce le battaglie a un semplice minigioco, ma vale la pena di farlo almeno per le prime run, proprio perché la colonna sonora merita tanto.

VISUAL NOVEL IN MOVIMENTO

Song of Memories  tecnicamente si mostra come una visual novel nella media, ma con qualche elemento aggiuntivo che la rende più interessante. Primo tra tutti, cosa che spicca immediatamente, è la dinamicità dei personaggi durante le conversazioni. Benché il set di espressioni sia più o meno limitato, anche solo dare un minimo di movimento agli sprite è un tocco di vitalità che rende meno dura la sopportazione dei muri di testi. Inoltre rinfresca un genere che pareva fossilizzato sullo standard dei fondali in 2D.

Altro punto a favore di questo titolo è la quantità elevata di bonus riservati a chi possiede la curiosità di vedere diversi siparietti con protagoniste le proprie ragazze preferite. Tra sequel, momenti di vita quotidiana con le vocaloid, e altri piccoli capitoli bonus, Song Of Memories riesce ad aggiungere un’altra decina di ore alla sua esperienza di gioco, senza stancare il videogiocatore curioso.

Uno screenshot per apprezzare lo stile grafico di Song Of Memories

A questo punto resta solo un ultimo dettaglio da trattare, quando si tratta di harem: i contenuti sessualmente espliciti. Siamo sinceri, questo genere di titoli quasi mai è studiato per un target femminile. Non a caso esiste il sottogenere otome per soddisfare le videogiocatrici con questo tipo di visual novel.

Song Of Memories in tutto questo discorso rientra tra i giochi studiati appositamente per i maschietti, per cui aspettatevi diverse cutscenes nelle quali le ragazze saranno seminude, o in situazioni imbarazzanti come le mutandine esposte o il seno sul punto di fuoriuscire. Insomma, panzane tipiche degli anime. Per fortuna queste non sono tante, anzi, sono molto più tollerabili di quei teatrini scabrosi che offre Shining Resonance Refrain, titolo che rappresenta in toto il concetto di ipersessualizzazione. Sono diversi invece i momenti di tenerezza e di passione, contornati con una vena romantica che rende piacevole lo scorrimento di questo gioco per entrambi i sessi.

Conclusione

In poche parole Song Of Memories è una visual novel con diversi elementi RPG superiore alla media che viene proposta su console fissa. Non raggiunge certamente la qualità di altri titoli come Ar Tonelico, gioco decisamente più profondo ed articolato, però è sicuramente un’esperienza interessante, che offre diversi personaggi accattivanti e uno stile grafico tutto sommato piacevole. Inoltre la sua colonna sonora è di ottima fattura, capace di soddisfare tutti i palati e di intrattenervi nel corso della storia veramente longeva, ma raramente tediosa. Se vi piace quel tipo di RPG che mescola molti elementi visual novel, ed avete apprezzato la serie Ar Tonelico, allora questo è un acquisto a colpo sicuro.

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Redattore

Di giorno programmatore, di notte videogiocatore. Se c’è una cosa che adora, al di lá della chitarra, della programmazione, e di tutto ciò che riguarda la fantascienza, sono proprio i j-RPG. Non può vivere senza Panzer Dragoon Saga (da cui deriva il nick), Shadow Hearts, Final Fantasy X, e Digital Devil Saga.

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