Blue Reflection ~ Cuori di cristallo

BLUE REFLECTION

Piattaforma: PlayStation 4
Software House: Gust
Publisher: Koei Tecmo Europe
Lingua: inglese (testi), giapponese (audio)
Release: 29 settembre 2017
Note: Disponibile anche per PC (Steam).

 

Sailor Moon, Card Captor Sakura, Magica DoReMi, Mew Mew – Amiche Vincenti: l’elenco delle serie anime e manga con ragazze magiche che ci hanno tenuto compagnia durante l’infanzia e l’adolescenza potrebbe andare avanti ancora per molto. Il genere mahou shojou (o majokko), la cui origine si può far risalire al 1966 con l’anime di Toei Animation Sally la Maga, è diventato nel corso del tempo un vero e proprio classico dell’animazione giapponese. Eppure, nonostante i numerosi esempi di contaminazione con il mondo anime a cui ci hanno abituato sin dagli albori i JRPG, mancavano, nel panorama videoludico nipponico, produzioni originali che avessero per soggetto proprio le celebri ragazze magiche. A porre rimedio a questa mancanza ci ha pensato Gust con il titolo di cui parliamo oggi: Blue Reflection.

Lo studio di Nakano, celebre per un’altra serie che da sempre mette al centro protagoniste femminili, Atelier, affida il concept e il character design del progetto a Mel Kishida, celebre illustratore che in molti già conosceranno proprio il lavoro svolto per Gust nei capitoli della tetralogia Atelier Arland. Proprio Mel Kishida, nei mesi successivi all’uscita di Blue Reflection, confida il proprio desiderio di trasformare il titolo in un franchise, pur non sapendo se sarà possibile: è il 2017 allora, e gli anni di silenzio che seguono fanno pensare che, a discapito dei buoni propositi di Kishida, il JRPG majokko sia destinato a restare un esperimento stand alone. Passano ben quattro anni prima di venir smentiti da un drastico cambio di marcia: Blue Reflection riceve non solo un sequel, Blue Reflection: Second Light, ma si trasforma in un vero e proprio franchise transmediale, con un anime di 24 episodi, Blue Reflection Ray, e un titolo per cellulari previsto per il futuro.

Alla luce di questa seconda giovinezza, io stessa mi sono decisa a riscoprire un titolo passato in sordina al momento dell’uscita, e che avevo archiviato troppo sommariamente dopo una breve prova. Eccomi quindi a fare mea culpa per aver lasciato Blue Reflection troppo al lungo nel mio ricco backlog, raccontandovi perché questo titolo e la serie a cui ha dato origine meritino invece la vostra attenzione.

 

Sogni infranti

Blue Reflection racconta la storia di Hinako Shirai, una promessa del balletto che ha visto il proprio sogno di diventare un’étoile sfumare in seguito a un brutto infortunio al ginocchio: nonostante, dopo mesi di riabilitazione, la ragazza sia di nuovo in grado di svolgere le proprie attività quotidiane senza particolari impedimenti, il suo ginocchio non è più — né sarà mai — in grado di sostenere sforzi gravosi come quelli della danza. Dopo aver perso il primo semestre di scuola a causa dell’infortunio e delle sue conseguenze — fisiche e psicologiche — Hinako inizia a frequentare il liceo femminile Hoshinomiya, dove però si stanno verificando strani fenomeni: è così che, poco dopo il suo ingresso a scuola, la nostra protagonista riceve il potere di Reflector dalle misteriose sorelle Yuzu e Lime. Il suo compito è semplice: proteggere i frammenti di emozioni delle studentesse del liceo Hoshinomiya, combattendo contro i demoni che li minacciano nel Common (una manifestazione dell’inconscio collettivo dove solo le Reflector come Hinako, Yuzu e Lime possono agire), e sconfiggere le Sephira, terribili creature che minacciano la sopravvivenza del genere umano.

Henshin!

I presupposti narrativi di Blue Reflection sono quindi piuttosto semplici ed in linea con il concept majokko del titolo. Ed è bene chiarire subito che, nel suo svolgimento, la trama resta sempre in linea con questa premessa: in altre parole, non aspettatevi una storia rivoluzionaria o piena di colpi di scena, perché non è questo il titolo giusto. Il cuore di Blue Reflection sono infatti i suoi personaggi, e in particolare la sua protagonista, la quale ci appare da subito ben diversa da quanto ci aspetteremmo in una storia majokko: Hinako non è la tipica genki girl pronta ad aiutare il prossimo, bensì una ragazza apatica e disillusa, che, dopo aver visto infrangersi il proprio sogno di diventare una ballerina, sente di aver perso la propria ragione di vita. Dapprima reticente a farsi carico dei problemi degli altri, accetta il suo ruolo di Reflector solo nella speranza di poter realizzare il proprio desiderio e tornare così a danzare come prima. La storia di Blue Reflection è dunque la storia di come Hinako torni a vivere, grazie non solo al suo nuovo scopo come Reflector, ma anche e soprattutto per merito dei legami che intesse gradualmente con le compagne di scuola.

 

Un frammento alla settimana

Giocando a Blue Reflection, si ha la sensazione di muoversi all’interno di una serie anime. Ognuno dei dodici capitoli in cui è diviso il gioco, pur mandando avanti gradualmente la trama orizzontale, si concentra sui problemi di una delle studentesse del liceo Hoshinomiya, articolandosi in una struttura narrativa perlopiù fissa, che ricorda il tipico formato del “caso/mostro della settimana” di tante serie televisive procedurali: presentazione del nuovo personaggio, conflitto, risoluzione. I personaggi che compongono il cast di Blue Reflection sono tanti e variegati (seppur non per demografica, dato che si tratta esclusivamente di ragazze liceali) e penso che ciascun giocatore potrà riconoscersi in alcuni dei loro problemi, a patto però di calarsi nella prospettiva adolescenziale che permea la narrazione.

Kaori è indubbiamente uno dei miei personaggi secondari preferiti.

Dal punto di vista del gameplay, Blue Reflection traduce la sua doppia di anima di slice of life scolastico e majokko in due fasi di gioco nettamente distinte: da un lato, l’esplorazione del Common con relative battaglie durante la storia principale; dall’altro i “free day”, normali giorni di scuola in cui il giocatore può dedicarsi liberamente alle varie attività secondarie sparse per il liceo Hoshinomiya. Una struttura di gioco non dissimile da altri RPG ad ambientazione scolastica, come PersonaTrails of Cold Steel e Fire Emblem: Three Houses, che, similmente, sul lungo andare può pesare un po’ di ripetitività. Gioca a favore di Blue Reflection, a tal proposito, il fatto di non essere un titolo particolarmente longevo per gli standard del genere: se sulla carta venticinque ore di completamento per un JRPG possono sembrarvi poche, si tratta invece della durata giusta per non annoiare il giocatore con una ripetitività dettata da un budget probabilmente non molto elevato. È questo, infatti, il limite principale di Blue Reflection: le aree del Common che ci troviamo ad esplorare — cinque, ognuna delle quali è rappresentazione di un particolare stato emotivo — sono sempre le stesse; i nemici ed i boss che si affrontano sono pochi e dunque mancano di varietà; le missioni secondarie consistono in mere fetch quest con gli stessi obiettivi di completamento.

Bisogna tenere a mente che Blue Reflection è un gioco sperimentale, una gemma grezza con diversi angoli da smussare e perfezionare; ciononostante, pur con i suoi limiti, è capace di brillare grazie una forte identità artistica e a un combat system assolutamente eccellente.

 

Il potere dei sentimenti

Negli ultimi anni abbiamo assistito a diverse ibridazioni nel panorama dei JRPG, ma diciamocelo: poche cose sono più appaganti di un tradizionale sistema di combattimento command-based  ben fatto. Il battle system di Blue Reflection profuma di casa per tutti gli amanti del genere: su un unico indicatore di ATB che ci ricorda tanto Grandia si muovono, a velocità diverse, sia le nostre ragazze magiche, sia i nemici che sono costrette ad affrontare; ovviamente, è possibile rallentare le azioni del nemico con determinati attacchi.

In un primo momento, il gameplay di Blue Reflection ci appare piuttosto semplice: abbiamo soltanto tre personaggi giocabili e un paio di skill. Progredendo, tuttavia, la profondità del battle system emerge a poco a poco, di pari passo con il nostro sviluppo dei personaggi. Proprio nel sistema di crescita dei party member, Blue Reflection abbraccia in pieno la propria filosofia di gioco, trasponendo nelle meccaniche il cuore della sua narrativa: qui non si sale di livello combattendo, infatti, bensì coltivando le proprie relazioni interpersonali. I growth point, necessari per avanzare di livello, si ottengono progredendo nella storia principale e trascorrendo il proprio tempo libero con i vari personaggi secondari; nello stesso modo si ottengono anche i frammenti, potenziamenti attivi o passivi che possono essere equipaggiati alle singole skill dei personaggi. La totale libertà di personalizzazione del party che ci viene fornita è uno dei punti di maggior forza di Blue Reflection: i growth point possono essere spesi liberamente dal giocatore per potenziare le statistiche che preferisce, sbloccando al contempo nuove skill. Il numero di skill a disposizione del nostro party cresce presto esponenzialmente, e con esso la varietà di strategie possibili, complice il fatto di poter personalizzare ogni tecnica a piacimento con uno o più frammenti. E i frammenti possono essere a loro volta potenziati, nonché spostati da un personaggio all’altro in qualsiasi momento.

Il nostro trio di ragazze magiche.

Il nostro party, inoltre, seppur composto da tre soli personaggi, risulta bilanciato e versatile. Ciascuna delle nostre ragazze magiche ha le proprie peculiarità: Yuzu è perfetta per il supporto, con la sua velocità e la sua alta difesa; Lime è il tipico glass cannon, con potere d’attacco devastante, ma scarsa difesa; Hinako è un personaggio tuttofare, il più equilibrato. Un ulteriore elemento strategico da considerare è la gestione dell’etere, da cui dipende più di una meccanica del battle system: accumulando e consumando etere, infatti, è possibile stare in guardia, ripristinare i propri punti vita e punti tecnica (aspetto fondamentale, poiché nel gioco non esistono oggetti da utilizzare in battaglia) e addirittura entrare in Overdrive, svolgendo più azioni in uno stesso turno.

In parole povere, il combat system di Blue Reflection è semplicemente divertentissimo per chi ama il genere JRPG, e raggiunge il suo apice durante le boss fight. Qui potremo contare anche sull’aiuto dei vari NPC, che scenderanno in campo al nostro fianco, dando origine a catene di attacchi devastanti (e spesso anche esilaranti, come vedrete).

L’altro lato della medaglia, tuttavia, è la mancanza di uno stimolo a combattere al di là delle occasioni fornite dalla trama: non ricevere punti esperienza dagli scontri, infatti, rende pressoché inutile affrontare i nemici al di fuori di quest secondarie e obiettivi di storia — un vero peccato, se si considera quanto sia solido il battle system del gioco.

 

Uno stile unico

Le epiche boss fight di Blue Reflection non resteranno nei vostri ricordi solo grazie all’appagante battle system, ma anche grazie alle tracce musicali che vi accompagneranno in queste battaglie. L’eclettica colonna sonora del gioco, composta da Hayato Asano e dai membri di Sayonara Ponytail, è semplicemente memorabile, e costituisce un altro dei punti di forza del titolo.

Parlando del comparto artistico, è impossibile non tornare a fare il nome di Mel Kishida, il cui stile elegante e romantico sembra nascere appositamente per illustrare i personaggi di un titolo majokko: il character design di Kishida fortifica ulteriormente l’identità artistica di un titolo che sa farsi riconoscere, brillando particolarmente proprio nelle trasformazioni delle Reflector. Inoltre,  se si guarda all’estetica del gioco, una menzione d’onore va fatta indubbiamente alla GUI, una delle più eleganti e pulite di sempre.

Per concludere, vorrei trattare brevemente la questione del fanservice: di norma non ne sono una fan (non essendone del resto il target) e nel caso di Blue Reflection mi spaventava l’idea di trovarmi davanti a un titolo che sessualizzasse eccessivamente il suo cast di adolescenti. Per fortuna, non è stato così: al di là di un paio di scelte di regia fuori luogo e dell’assurda abitudine di Hinako di girare senza ombrello nei giorni di pioggia, non troverete molti altri esempi di fanservice ed è evidente che il focus del gioco sia da ricercarsi piuttosto nei suoi altri aspetti.

 

Conclusione

Blue Reflection è un gioco sperimentale con una forte identità, che riesce a risultare estremamente godibile nonostante gli evidenti limiti di budget. Una protagonista interessante e atipica, un combat system profondo e una forte ispirazione artistica rendono questo diamante grezzo un RPG da provare, ancora di più se si è fan del genere majokko. Consigliatissimo, inoltre, qualora siate interessati a recuperare il recente sequel, Blue Reflection: Second Light.

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