Odin Sphere Leifthrasir ~ Una completa resurrezione

Odin Sphere Leifthrasir

Piattaforme: PS3 | PS4 | PSVita
Software House: Vanillaware
Release: 14 gennaio 2016
24 Giugno 2016

Odin Sphere Leifthrasir ~ Una completa resurrezione

Odin Sphere è un RPG sviluppato da Vanillaware e pubblicato per Playstation 2, nel 2007, da Atlus in Giappone e in America e, nel 2008, da Square Enix in Europa, considerato come l’erede del dimenticatissimo RPG old school Princess Crown, pubblicato nel 2005 su Sega Saturn e, in seguito, su PSP.
La sorte di questo titolo non fu delle migliori: quando venne alla luce era in corso il passaggio tra la PS2 e la PS3, il periodo di gloria della console di sesta generazione videoludica stava per giungere al termine e presto la settima generazione sarebbe stata alla portata di tutti. Tuttavia, nel 2016, avviene la resurrezione: viene pubblicato, infatti, per PS3, PS4 e PSVita, il remake Odin Sphere Leifhtrasir o, come preferisco chiamarlo io, Odin Sphere in modalità Furia per diverse ragioni, oltre alla citazione riguardo all’omonima modalità di Oswald: questa nuova versione è stata completamente ripulita graficamente e adattata in termini di gameplay sia per gli amanti del passato, sia per coloro abituati a RPG più moderni.

Inizio ponendo un gigantesco grazie ad Atlus, per aver deciso di sviluppare nuovamente Odin Sphere, salvandolo dal dimenticatoio assoluto portandolo nell’attuale generazione, almeno per quanto riguarda la mia esperienza. Ma procediamo con ordine, da adesso in poi.


Odin Sphere parte subito con una scena estremamente drammatica: la morte della sorella di Gwendolyn.

La cavalcata delle valchirie

La trama di Odin Sphere ha come palcoscenico il mondo di Erion e i suoi reami, tutti coinvolti in una violenta lotta per la conquista del potere, nonostante i regnanti e i personaggi che caratterizzano ciascun territorio siano tutti diversi tra di loro.
Per tutta la storia, il ritmo degli eventi rimane costante e scandito: in ogni capitolo ci avviciniamo sempre di più alla meta e nessun azione di qualsiasi personaggio è fine a se stessa. A differenza di tantissimi RPG, la cui trama è composta principalmente da un inizio lento, noioso o dove i personaggi non compiono nulla di concreto per almeno una dozzina di ore di gioco, gli ingranaggi di questo marchingegno chiamato Odin Sphere partono a girare appena il giocatore, nei panni della piccola Alice, decide di leggere il primo libro.
Le storie dei cinque protagonisti non fanno altro che dare l’elemento climax al tutto, in quanto più si prosegue, più forte ruotano gli ingranaggi da poco citati: nella storia di Gwendolyn abbiamo una sorta di introduzione generale alla maggior parte dei regni, in quella di Cornelius le complessità all’interno di Titania e la spiegazione della terribile maledizione Puka – la quale colpisce in prima persona molti personaggi incontrati, nell’insieme degli eventi di Mercedes si conclude la presentazione dei regni con i dissidi politici di Ringford, con il libro di Oswald viene data luce a molti retroscena sopratutto della prima e della terza storia e, infine, con la storia di Velvet si introduce ciò che succederà nell’ultimo libro giocabile. Queste cinque storie, se prese singolarmente, potrebbero risultare prevedibili e ciò non posso negarlo; tuttavia, ciò che certamente rimane interessante è l’intreccio, il risultato della combinazione di tutte queste a fare la differenza.
Nonostante la poca presenza di plot twist per la maggior parte del gioco, la trama è indubbiamente uno dei suoi maggiori punti di forza.

Un altro dei maggiori pregi di Odin Sphere sono senza dubbio i dialoghi, anch’essi legati allo storyboard; per essere credibile e presentarsi con maturità, ogni storia deve avere dei personaggi con interazioni sensate e studiate, altrimenti qualsiasi evento perde di senso e realismo, aspetti che rimangono importanti pur trovandoci in un mondo dalle tinte fantasy.
Le interazioni tra i vari caratteri si mostrano oltre tutto questo, poiché non sono solo sensate e scritte degnamente, ma si adattano anche al contesto narrativo: se durante gli scontri vediamo un lessico bellicoso e solenne, nelle scene più tranquille o sentimentali si raggiungono toni romantici e a dir poco poetici. Lode quindi all’ottimo adattamento.


Ingway è uno dei personaggi più misteriosi e intriganti.

Le armi e gli amori

Se la storia è sublime, con i personaggi Odin Sphere raggiunge il picco assoluto: abbiamo dei protagonisti dinamici e con una propria personalità, che vanno oltre l’essere delle semplici marionette sopratutto con i loro percorsi durante la propria storia: Gwendolyn abbandona la via del dovere e della schiavitù per agire secondo la sua propria volontà, Cornelius affronta una maledizione a testa alta impegnandosi per trovare una soluzione anche per tornare dall’amata, Mercedes smette di comportarsi da viziata e inizia a prendersi le sue responsabilità da regina, Oswald si libera dalle proprie catene di oscurità e rimorso per andare incontro alla libertà conferitagli dall’amore e Velvet cerca in continuazione, insieme al fratello, un modo per prevenire la profezia della stessa madre e rivedere Cornelius.

Gli antagonisti e i personaggi secondari non sono assolutamente da meno: per la prima categoria abbiamo Odino, Re Onyx, i Saggi, Melvin ma sopratutto Valentine con il suo background e la disperazione che porta con sé… tutti questi potrebbero risultare simili in quanto arroganza e bramosia di potere, ma hanno tutti storie e personalità differenti e uniche. Per la seconda tipologia, invece, abbiamo il misterioso Ingway, che nasconde uno dei colpi di scena più importanti della trama, e i tre Draghi: inizialmente ostili, ma i quali finiranno sempre, in qualche maniera, ad aiutare i cinque protagonisti.
Nessuno è inutile o dimenticato, tutti quanti contribuiscono a dar luce agli eventi e ad arricchire il comparto narrativo del gioco, i cui personaggi formano assolutamente uno dei suoi punti più forti.

Velvet quando combatte è aggraziata quanto una ballerina.

Vivere i conflitti

Il sistema di combattimento è stato modernizzato apposta per l’uscita del remake: dinamico, immediato e divertentissimo, non particolarmente complesso ma che fa il suo dovere primario, ossia intrattenere il giocatore. Ciascun personaggio ha un sacco di abilità sia attive, sia passive, che permettono una buona personalizzazione dei personaggi: possiamo scegliere quali potenziare al meglio, quali utilizzare in battaglia e come posizionarle in un menù apposito dove assoceremo un’abilità a una combinazione del tasto Cerchio e della levetta sinistra. Impossibile non fare gli elogi al sistema di sviluppo, semplice ma ben strutturato: necessiteremo dei Fozoni, energia rilasciata dai nemici una volta sconfitti e che giocheranno un ruolo notevole all’interno della storia, per aumentare il livello delle già citate abilità per un massimo di cinque per le attive e di tre per le passive.

Una cosa del comparto giocabile di Odin Sphere che stupisce non poco è il suo sistema di leveling: non si guadagna esperienza sconfiggendo montagne di nemici, quanto più… abbuffandoci come maiali. Non vi sto prendendo in giro: nel corso della nostra avventura, infatti, troveremo svariati tipi di cibi che, se mangiati, ripristineranno PV e aumenteranno la nostra esperienza; ci sono i semplici frutti, coltivabili con gli appositi semi e con una certa quantità di Fozoni, i singoli ingredienti come latte o uova, le carni e i veri e proprio piatti da ristorante, i quali li troveremo o nel villaggio Puka, o nel ristorante itinerante di Maury nelle aree di riposo.
Per quanto ogni storia fosse un susseguirsi delle stesse aree di battaglia, non si avvertono facilmente sensazioni di eccessiva ripetitività; inutile dire che questo succede quando un gioco è sviluppato come si deve.


Mercedes si gusta una delle tante pietanze di Maury.

Un quadro… mitologico

L’impatto visivo di questo RPG è senza dubbio una gioia per gli occhi: gli sfondi degli ambienti sono minuziosi e dettagliati, tutti i personaggi acquistano unicità grazie al loro desing curatissimo e ricco di particolari. Nonostante i dissidi che lo caratterizzano, Erion è un mondo coloratissimo, vivo, dalle molteplici sfumature.
Applausi anche per le animazioni; nella versione originale, queste presentavano spesso dei lag o cali di frame, ma il remake è completamente privo di sbavature sotto questo punto di vista. L’aspetto grafico è un altro degli elementi che rende Odin Sphere a dir poco incantevole, così come la sua eccezionale direzione artistica.

Un piccolo appunto per l’ambientazione, aspetto che valuto particolarmente nei videogiochi di questo tipo: se siete amanti dei mondi fantastici occidentali, rimarrete assolutamente soddisfatti e rapiti dagli scenari magici che esplorerete. Per quanto le menti dietro a tutto questo siano giapponesi, si notano ben pochi cliché e troverete, inoltre, alcuni elementi delle mitologie europee, una su tutte quella norrena.

Le note e le voci della guerra

Colui che si è curato della colonna sonora del gioco è il maestro Hitoshi Sakimoto, noto per aver composto le musiche di Final Fantasy Tactics e Final Fantasy XII. Bastano semplicemente un nome e un cognome a dirla lunga? Non è detto, perciò mi permetto di dilungarmi: le tracce di Odin Sphere sono semplicemente eccezionali per il genere a cui appartengono. Avendo questo una scenografia fantasy-medievale, ci si aspetta pezzi puramente orchestrali e così effettivamente si presentano. Non solo il loro stile si sposa degnamente con l’ambientazione, ma anche con le situazioni e le atmosfere presenti; ad accompagnare le battaglie abbiamo musiche frenetiche e le quali coinvolgono tutti gli strumenti di un corpo orchestrale, in particolar modo gli archi, mentre in giro per le città o nei momenti di calma avremo ritmi più moderati e saranno i fiati a predominare.

Per quanto riguarda la parte sonora, mi sento in dovere di menzionare un altro aspetto estremamente importante per un videogioco odierno: il doppiaggio, che in Odin Sphere è stato diretto come Dio comanda. Chi ha sulle spalle una buona esperienza da giocatore di RPG riconoscerà gran parte delle voci, troviamo infatti doppiatori di buona fama come Karen Strassman (voce di Gwendolyn, ricordata anche come Aigis di Persona 3 e Anna dei recenti Fire Emblem), Yuri Lowenthal (voce di Cornelius, conosciuto nel mondo degli RPG come Yosuke da Persona 4 e Cecil da Final Fantasy IV), Stephanie Sheh (voce di Mercedes, conosciuta anche come Natalia da Tales of the Abyss e Histoire da Hyperdimension Neptunia) e molti altri ancora. Non credo affatto di avere un’interpretazione preferita in quanto tutti siano stati in grado di riflettere, servendosi della sola voce, la natura, la personalità e le emozioni dei personaggi.
Chi mi conosce ricorderà il mio giudizio riguardo alla voce di Oswald; ritenevo infatti il tono troppo grave e scuro per un ragazzo dall’apparenza giovane. Conoscendo meglio il personaggio e osservando la sua oscurità sopratutto iniziale, mi sono ricreduta completamente: Derek Stephen Prince (voce anche di Takaya da Persona 3 e chaos da Xenosaga) è forse l’unico nel mondo dei doppiatori americani conosciuti ad accompagnare un personaggio del genere sia nei suoi momenti di buio, sia nelle scene più serene.


Titania è una delle città meglio disegnate.

L’ultima questione da discutere è la longevità: la sola storia dura all’incirca 30-40 ore, ossia lo standard assoluto per un RPG. Completarlo al cento per cento non richiede molto in più, il platino è alquanto semplice da ottenere e giocando solo la trama si avrà, come minimo, metà dei trofei. Non mi sarebbe dispiaciuto se la trama fosse durata leggermente di più, ma considerando sia gli eventi, sia il rischio di avvertire seriamente il senso di ripetitività, probabilmente è meglio così.
Per quanto Odin Sphere non sia uno degli RPG più longevi, reputo la sua durata più che accettabile e che permette di non tralasciare assolutamente nulla, rendendo l’esperienza tutt’altro che affrettata.

Conclusione

Tirando le somme, Odin Sphere non porta niente di particolarmente innovativo o mai visto prima nel mondo degli RPG. Tuttavia, la sua trama ben studiata e i personaggi carismatici, accompagnati da combattimenti vivaci e un’ambientazione ben curata, rendono l’esperienza assolutamente coinvolgente.
La versione Leifthrasir si mostra come la degna rinascita di un titolo che è stato salvato dall’essere completamente dimenticato, offrendogli una seconda possibilità in maniera da coinvolgere sia i veterani, sia i neofiti del genere.
Consiglierei questo gioco a tutti gli appassionati degli Action-RPG e a chi cerca una storia intelligente con personaggi ben pensati, mentre lo sconsiglierei a chi ama le strutture di gameplay rigide, lente e mai lineari.

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